"Divagando" cambia casa
La mattina del 29 dicembre 1948 migliaia di lettori di questa rivista si sono trovati in mezzo alla strada, sotto la pioggia e senza casa.
Apriva la processione la signora Giuseppina Abate di Filadelfia e la chiudeva il signor Giuseppe Zuccarello di Newark, N. J. In mezzo, tra le fitte schiere, v'erano uomini e donne di ogni età e di ogni parte del mondo: abbonati residenti in Italia, in Francia, in Inghilterra, nel Sud America, Sud Africa, Messico, Canada ed Australia.
Tra i lettori figuravano casse di libri, registri, schedari, mobili: e numerosi romanzieri, poeti, giornalisti e artisti che con la loro prosa o con le loro illustrazioni hanno dato e danno a “Divagando” un prezioso contributo.
Tutti stavano chiusi — e protetti dalla pioggia — dentro le casse o dentro i volumi della raccolta della rivista.
Elisa Odabella, Maria Crocetti, Mario Ruggeri, Ugo Altalena, erano rimasti a fare pacchi, a leggere vecchie lettere, a buttare via le polverose ed inutili carte accumulate durante questi anni sui neri e duri tavoli della loro quotidiana fatica.
Questo “trasloco” — una voce che non piace ai puristi, ma così viva ed espressiva sulla bocca del popolo — questo passaggio da un territorio all’altro, questa marcia verso il nuovo tetto, è stata la più avvincente fantasia e la più strana emigrazione che abbiano mai visto i miei occhi: “Divagando” cambiava uffici per passare, dagli alveari del Rockefeller Center, agli abbaglianti e tumultuosi quartieri di Broadway. Dal quarantaseiesimo piano d’un grattacielo, siamo venuti a stare al secondo piano d’una graziosa e tipica casetta privata, a pochi passi da Times Square. Ci troviamo, quindi, ancora una volta tra le stelle: prima, erano quelle del cielo; adesso, sono le lampade elettriche dei teatri e dei ritrovi che fanno di Broadway la via più celebre e illuminata del mondo.
Il diavolo non ha saputo inventare altro tormento, per dannare le anime dei mortali, che il giuoco di far chiudere i pacchi. Uno solo lo supera: ed è il tormento di doverli poi riaprire.
Noi abbiamo appunto conosciuta tale estenuante fatica durante i giorni della fine dell’anno. Ma come tutti i trasferimenti, anche questo è stato pieno di sorprese, di messaggi e di auguri. Auguri di anno nuovo, di vita nuova e di nuovi successi.
Possiamo però assicurare i lettori che, non avendo intenzione di invadere e conquistare New York, ora rimarremo fermi — e, vogliamo sperare, per lunghissimo tempo — nella nuova sede che è al numero 166 West 48th Street.
È a questo indirizzo che preghiamo tutti di scriverci e rivolgiamo anche l’invito di venirci a trovare poichè non vi sono molte scale da salire e la visita ci sarebbe quanto mai gradita.
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