È grazioso svago degli Dei inviarmi ogni anno — tra la fine di novembre ed i primi di dicembre — un raffreddore che dura in media dagli otto ai dieci giorni e poi mi lascia svigorito e svogliato come un gatto dopo i suoi randagi e chiassosi tornei d'amore.
È durante questi periodi di clausura e di brodi che io leggo, a letto, alcuni libri che mi è impossibile leggere negli altri giorni quando la vita ha fretta e le ore partono come i treni: sempre piene di frastuono, di ritardi e di rimpianti. Libri seri, insomma, imponenti di aspetto e di contenuto, che han bisogno d'un certo raccoglimento per essere sfogliati e compresi. (E spesso nemmeno allora si riesce a capire un bel nulla, come mi accadde con “History of Human Civilization” durante il raffreddore del 1947).
Il letto è il luogo ideale per la lettura di queste opere poichè se ci si addormenta il corpo è già disteso, il cuscino è bell'e pronto e basta non muoversi per continuare il sonno e sentirci meglio. Ma vi è un inconveniente. I libri ai quali mi riferisco non sono maneggiabili e pesano di pensiero e di mole. (Alcuni anche cinque libbre, che è la sostanza d'un mezzo prosciutto.) Per sostenerli avresti bisogno di un assistente o d'un leggio ove appoggiarli, come fa il prete col messale quando dice la messa.
L'anno scorso, ad ogni modo, con l'aiuto d'un extra guanciale e d'una scatola che funzionava da sostegno e manteneva l'impalcatura dalla parte di dietro, io ebbi la possibilità (e la costanza) di leggere dalla prima all'ultima le 752 pagine senza le cartine e le molte illustrazioni di “Cesare e Cristo” del Dr. Will Durant, celebre per un altro lavoro, “Storia della Filosofia”, ma questo agile, breve, di piacevole lettura, che Simon & Schuster, i maghi dell'arte editrice in America, lanciarono con tanto successo svariati anni or sono.
Cesare e Cristo apparve durante la guerra, nel '44, e ricordo che i giornali ne diedero sensazionali annunci pubblicitari con delle pagine che sembravano manifesti. Un caro amico me lo mandò in dono, poche settimane dopo, in occasione del Natale; ma siccome quell'anno la quarantena era terminata ed io ero già stato rimesso in circolazione, lasciai il libro da parte col proposito di leggerlo tra i decotti e le aspirine dell'anno successivo.
L'anno successivo accadde uno sconcertante fenomeno: il raffreddore cambiò stagione e mi giunse tra capo e collo, in piena estate, mentre ero in campagna. Nel 1946 apparvero “Le Vite” di Van Loon (883 pagine) e nel 1947 “History of Human Civilization” (790 pagine). Nel 1948 arrivò “A Treasury of Science” di Harlow Shapley (772 pagine).
Ma nel 1949 dissi a me stesso: “Raffreddore o non raffreddore, quest'anno mi metterò a letto con Giulio Cesare”. E l'ho fatto.
***
È un libro stupendo: lucido, dotto, ricco d'una imponente documentazione, mantenuto in vita dalla caratteristica chiarezza di prosa degli scrittori che sentono ciò che scrivono e — fatto di maggiore felicitazione — capiscono quel che hanno scritto.
Cesare e Cristo sono i due più grandi personaggi tramandatici dall'antichità: uno ci diede la filosofia civile e l'altro la filosofia religiosa: le leggi dello Stato e le leggi dello spirito. Per venti secoli i fari di queste due torri hanno rischiarato le tenebre e guidato il cammino degli uomini per le vie del mondo.
Ma Cesare e Cristo sono anche il simbolo di due eserciti impegnati in una interminabile e irricongiliabile guerra. Una guerra che ha conosciuto molti armistizi, mai nessun trattato di pace. Dopo venti secoli, infatti, la lotta ancora continua — aspra e crudele — tra i forti ed i violenti i quali vogliono imporre, da una parte, la loro volontà e le loro leggi, ed i buoni ed i docili che non vogliono, dall'altra parte, essere molestati nelle loro opere e nella loro ricerca della pace. Il primo è l'esercito di Cesare — la conquista, l'arbitrio, il comando — e il secondo è l'esercito di Cristo: la rinunzia, il perdono, la fratellanza.
Ora però, nella nostra epoca e nelle nostre vite, è accaduta una confusione tremenda. Se al di qua del Tamigi, del Tevere, delle Amazzoni, del San Lorenzo e del Mississippi, gridi “Viva Cristo”, il Cardinale Spellman ti benedice e ti abbraccia. Se al di là del Danubio, del Volga, dell'Amur ripeti la stessa cosa, ti pigliano e ti mettono in galera. Nè la confusione termina qui. Se lungo le rive bagnate dall'Atlantico tu gridi “Abbasso Stalin”, questa volta ti abbraccia Churchill; se ripeti lo stesso grido lungo le rive bagnate dal Dnieper o dal Mar Nero, ti bendano gli occhi e ti fucilano contro un muro.
Insomma — come l'intelligente lettore avrà già compreso — le sfortune ed i fasti d'un individuo, la sua vita e la sua morte, non dipendono più dalla propria capacità e dalle proprie opere, ma dal modo di gridare e dalla parte del fiume dove si trova quando egli apre la bocca.
Ma perchè questo scompiglio, questo disordine, questo turbamento delle forze fisiche e morali? Perchè Stalin tenta di sostituire non solo il Cesare della Storia, ma anche il Cristo della Fede; e con un colpo di spada ti ha già spaccato in due il mondo, come fece Guglielmo Tell con la modesta e leggendaria mela. Il dittatore russo, infatti, chiede ai suoi sudditi il doppio vassallaggio dei corpi e delle anime; e la forza e l'abuso con cui lo chiede hanno creato l'allarme e la confusione che oggi dominano il nostro inquieto vivere.
Cesare era Cesare e non sostituiva nè rappresentava altri, all'infuori di se stesso. Egli era pure — come ci informa il Dr. Durant — uomo savio, esperto, di potente ingegno e di alta visione.
— Ma allora — io domandai chiudendo il libro che nella prigionia del letto mi aveva condotto attraverso la meravigliosa storia del Cristianesimo ed il ricco mosaico dell'Impero Romano — che cosa ci hanno veramente dato venti secoli di civiltà e di progresso?
***
— L'Anahist — mi risposero dopo una quindicina di giorni tutti i giornali di America — L'Anahist: il magico medicinale che ferma di colpo il raffreddore. Una pillola dopo i pasti: quattro al giorno. Non farne abuso ed attenersi alla prescrizione”.
Uno dei giornali era maggiormente entusiasta della scoperta e lanciava una specie di bollettino militare non molto dissimile da quello, famoso, col quale il Maresciallo Diaz annunciava la vittoria nei fatidici giorni del 1918:
“La guerra che durava da immemorabili epoche tra l'uomo ed i nemici del suo organismo si è felicemente conclusa”.
Incredibile! Venti secoli di lotte, di sacrifici, di sofferenze, di preghiere per giungere a battere un semplice e comune raffreddore? Un raffreddore che in alcuni casi era anche benefico perchè faceva leggere dei buoni libri? Almeno l'avessero scoperto, questo Anahist, venti giorni fa quando mi presero i primi brividi.
Evidentemente ero in errore perchè dalle colonne dell'“Atlantic” uno scrittore più serio e con delle argomentazioni assai più valide, mi sosteneva che “la più grande scoperta dei nostri giorni rimarrà la bomba atomica che apre all'umanità una nuova epoca”.
Ma anche questa, in fondo, è una specie di cura un po' più energica e radicale dell'altra.
Una cura per i raffreddori di Stalin.
