Feuilleton  ·  1947–1951  ·  Italian

Il vento e le foglie di mezzo secolo


CreatorFranco Lalli
Date1947–1951
SourceDivagando
TypeFeuilleton
LanguageItalian
Il Testo / Full Text

Il primo mezzo secolo di questa che sarà conosciuta come “l’era atomica” è già terminato oppure terminerà a mezzanotte del prossimo 31 dicembre? In altre parole, col 1950 si è iniziato il secondo mezzo secolo o continua ancora il primo?

Prego il lettore frettoloso e smanioso di ponderare bene la domanda. Se egli crede che sia finito, è in errore perché occorrono cinquant’anni per completare mezzo secolo e non quarantanove; ma è pure in errore se crede che dovrà terminare a dicembre perché il nostro secolo si è iniziato col 1900 e non con l’anno 1901.

Intanto approfitto di questa confusione per lasciare il lettore davanti alla Casa del Tempo (il calendario) e andarmene a fare due passi lungo i quieti sentieri del Passato.

L’ALBA del 1900 sorse sopra una scena odorosa di vita domestica, di giorni alacri e di placidi tramonti. Tolstoi era ancora vivo ed andava in giro per le campagne russe predicando la divisione delle terre (ciò che De Gasperi sta facendo adesso in Italia). Marconi era alla vigilia di lanciare i primi messaggi attraverso l’Atlantico; Ford preparava l’automobile (il “Modello T”) destinato a rivoluzionare il campo industriale ed i fratelli Wright l’aeroplano destinato a rivoluzionare la guerra e la pace. Lenin si accingeva a lasciare con la Krupskaya (la collaboratrice e segretaria che poi divenne sua moglie) l’esilio politico della Siberia e Gandhi (che aveva allora trent’anni ed era un oscuro avvocato) stava leggendo Thoreau, il mistico di Concord che gli suggerì lo schema della “Disubbidienza Civile” poi sperimentato, lungo le rive del Gange, con la famosa “Marcia del Sale”.

Gli inglesi — che in quei giorni erano i banchieri del mondo ed occupavano il posto che ora occupa l’America — avevano sul trono la Regina Vittoria, l’energica e fiera donna che tutte le sere faceva servire a tavola le pietanze al marito morto da quarant’anni. La Germania tramava, con la Russia, una guerra contro l’Inghilterra. (“Se voialtri attaccate in India — scriveva il Kaiser allo Zar — io mi impegno di non fare accorrere nessuno, in Europa, a favore dell’Inghilterra”.) I gran Lama del socialismo si chiamavano Turati, Treves, Modigliani; i santi padri dell’anarchia Bakunin, Malatesta, Gori; e benché Enrico Ferri e Lombroso agitassero le nuove idee con la “scuola positiva” e facessero bollire gli spiriti liberali, la scena restava calma e serena in Italia, ancora animata dalle tradizioni e dalla grazia ottocentesca.

Le ragazze cantavano le romanze del Tosti (“Torna caro ideale”...) e suonavano al pianoforte la serenata di Shubert ed i valzer di Strauss. Le signore recavano grossi cappelli di paglia, ampie mutande con i pizzi inamidati e lunghe vesti con lo strascico: vesti imbottite come carciofi e arricciate come le foglie dei cavoli. Il “frou-frou” e la giarrettiera erano le grandi armi della seduzione, i cavalli di battaglia per far trionfare l’illusione sopra la realtà.

In quei giorni si facevano le fotografie in piedi ed in gruppo: il papà e la mamma nel mezzo (lei col ventaglio aperto sul fertile seno, lui con la spilla alla cravatta ed i baffi ben raddrizzati all’insù) e intorno la covata dei figli: tutti con gli occhi rivolti al cielo, in una buffissima posa di rapimento e di strabismo.

Tempo romantico! Un romanticismo sensuale, ma malinconico e raffinato. Il tempo in cui Gabriele D’Annunzio scriveva con le penne d’oca ed Eleonora Duse — sdraiata ai suoi piedi sopra una pelle di leopardo — leggeva Euripide e morsicava con i giovani denti il gambo delle rose... Ah, che languore!... E che sciccheria!...

Puccini creava nuove leggiadre statuette musicali da tener compagnia a Mimì e Musetta, mentre gli studenti continuavano a declamare i versi di “Postuma”, l’erotico canzoniere di Lorenzo Stecchetti.

La letteratura italiana possedeva grandi nomi: Carducci e Pascoli, Fogazzaro e D’Annunzio, De Amicis e Verga, Capuana e Serao, Bracco e Di Giacomo. Altri se ne aggiunsero subito dopo: Papini, Pirandello, Panzini, Grazia Deledda, Ada Negri. E qui poi si fermò. Qui ancora attende.

Epoca d’oro. Venticinque dollari costituivano, in America, un ottimo salario mensile. Le uova costavano dodici soldi la dozzina e cinquanta soldi una bottiglia di whiskey di gran marca. Una buona colazione si otteneva con dieci soldi ed un eccellente pranzo — a base di tacchino — con venti.

LO scoppio della guerra mondiale, nel 1914, fu la prima impetuosa ventata del secolo che fece cadere dall’albero molte foglie ed anche alcuni rami maestri che — nodosi e forti — sembrava dovessero resistere ad ogni bufera. La scena mutò rapidamente. Una nuova generazione venne su: inquieta, scettica, rivoluzionaria ed ostile a tutto ciò che era “il passato”: tradizioni, costumi, principî e ideali.

Ebbe così inizio una nuova epoca (assai diversa da quella che vedeva il profeta Daniele o che sognava il monaco medievale Gioacchino da Celico): l’epoca delle macchine, dei motori, della velocità, delle immagini e delle voci. La radio, l’automobile, il cinematografo, l’aeroplano e la “legge delle calorie-chilogrammi”, trasformarono non solo la fatica, ma anche il pensiero dell’uomo. Tutto incominciò a raccogliersi ed a disciplinarsi entro il raggio d’una forza motrice e d’una formula chimica: cifre, diagrammi, tabelle, colonne e quantità di “erg”.

Con la scena cambiarono anche i profumi ed il puzzo della benzina si affermò, dovunque, come odore nazionale. Chi più ne aveva, più dominava il mondo industriale.

Seguirono dieci anni di confusione e di baldoria (1920-1930) ben racchiusi e descritti dal ciclo della musica “jazz”.

Rudy Vallee cantava le canzonette con un imbuto davanti alla bocca e Rodolfo Valentino dava ai cinematografi l’ardente ed esaltata atmosfera dei Tempi d’Amore. (Io ero allora un imberbe e inesperto reporter di giornale, e ricordo che per giungere fino alla clinica dove in un giorno dell’estate 1927 il divo moriva ucciso dalle ulcere allo stomaco, dovetti attraversare una densa fiumana di sconsolate Maddalene che, ferme sui marciapiedi, piangevano lagrime d’argento da Times Square alla 53ma. strada.)

Anni di gaudio! Il proibizionismo, Al Capone e le “parole crociate” scoperte e incatenate da Buranelli sui tavoli del ristorante Moneta... Pola Negri (la Venere Bruna) e Gloria Swanson erano le donne fatali del giorno come lo erano, in Italia, Francesca Bertini e Lydia Borelli; le ragazze delle “Ziegfield Follies” facevano, dopo lo spettacolo, il bagno nello champagne e Lindbergh attraversava (1927) con un epico volo l’Atlantico; il Sindaco Walker ballava lo “shimmy” (la danza con le natiche inventata da Gilda Gray) e Sinclair Lewis scriveva “Main Street”, “Babbitt”, “Arrowsmith” col gusto d’un moderno Balzac.

In America trionfava Anita Loos (“I signori preferiscono le bionde”) ed in Italia Guido da Verona, il nomade gaudente che narrava, con la camicia da notte di Gabriele D’Annunzio, le avventure di amore sboccianti sotto le stelle dei deserti, sopra i piroscafi di lusso, alla luce velata dei paralumi ed a quelle, abbaglianti, dei caffè parigini.

(Continua a pagina 22)

I Manoscritti / Original Typescripts · 1 foglio