Feuilleton  ·  1947–1951  ·  Italian

Misteri


CreatorFranco Lalli
Date1947–1951
SourceDivagando
TypeFeuilleton
LanguageItalian
Il Testo / Full Text

In un campo di “displaced persons” nei pressi di Roma, una giovane donna scandinava a nome Karen, sposa un pescatore siciliano per riacquistare due cose perdute: la libertà e la felicità. È una donna semplice sebbene possegga, con la sua seducente bellezza, una valida arma e potrebbe, volendo, chiedere molto alla vita. Ma lei è modesta e cerca soltanto “un poco di felicità”. Il pescatore siciliano la conduce nella sua casa, nella povertà e nella solitudine dell’isola di Stromboli. Una montagna fosca, coronata di fumo e nervosa per una perenne indigestione di fuoco e di lava. Giù in fondo, verso la riva, un mucchio di case bianche e raccolte assieme come un gruppo di pecore. Pochi uomini primitivi, pazienti, che vivono secondo la legge della terra: una legge dura e inviolabile. Questa è l’isola di Stromboli.

La sposa, la straniera, entra subito in conflitto con l’ambiente e col marito — ed un giorno decide di fuggire. Per lei è impossibile quella gente, quella distanza dal mondo, quella vita. Fugge e si trova davanti al vulcano che la respinge con la sua tremenda collera e la butta a terra svenuta. La mattina, all’alba, ella riapre gli occhi e si “sente ancora viva”. Per la prima volta ringrazia Iddio, accoglie la propria sorte e ridiscende verso il villaggio che non sarà più una galera, ma la sua casa.

QUESTA è la "storia" di Stromboli con Ingrid Bergman come protagonista.

Ora io vorrei rivolgere una domanda: come mai i critici che vanno in estasi alle leccornie di “Ladro di Biciclette”, sono colpiti da dolori di stomaco per il nuovo film di Rossellini e ne dicono un gran male? Ma se si tratta della stessa minestra e — sebbene i cuochi siano diversi — della stessa cucina che è, poi, il realismo.

Siamo d’accordo: “Stromboli” è un lavoro sconnesso, senza nè capo nè coda. Però tutti i film dei realisti sono sconnessi, mancano di sostanza, presentano solo una pagina del libro della vita, solo un albero (e il più storto) della foresta dell’umanità, solo le spine (e le più pungenti) delle poche rose che ognuno di noi può raccogliere nel mondo. Ed allora perché queste distinzioni e questi favoritismi? Perchè ricevere uno con tanto entusiasmo e mettere l’altro alla porta con tanta scortesia? È un mistero! . . .

Ma questo film di Rossellini è pieno di misteri. Innanzi tutto, pare che esso sia stato manomesso, tagliato e rifatto ad Hollywood col preciso scopo di sciuparlo e ledere la fama del regista italiano. Molte voci abbiamo ascoltato in merito e lo stesso Rossellini ha protestato dicendo di ripudiare la versione americana. Di modo che di Stromboli ora vi sarebbero due film: quello vero e quello falso. Come è possibile giudicare e — se il crimine fosse vero — com’è possibile non protestare senza una sacra indignazione?

V’è poi la faccenda del manifesto. Dato il clamore esistente intorno ai moderni Tristano e Isotta, fu lanciata, nei giornali e nelle riviste, una campagna pubblicitaria che faceva sospirare i giovani, fremere i vecchi e diventar matti i savi. La campagna era basata su un bacio: lui e lei avvinti in un abbraccio che sfidava il mondo (chiara e pungente allusione al romanzo Rossellini-Bergman). Questo . . . artistico abbraccio (che faceva subito pensare ad un altro celeberrimo quadro: “L’Edera” di Tranquillo Cremona) aveva come sfondo e come rinforzo il fuoco e le fiamme dello Stromboli. Immaginatevi quanti vulcani si accesero e si misero in ebollizione in tutta New York!

Ma nel film — ed ecco un altro mistero — il bacio non esiste. Alcuni dicono che l’hanno levato ad Hollywood ed altri sostengono che fu Rossellini a proibirlo per . . . proteggere il suo capitale. (E, se vero, ha fatto bene. La Bergman è un capitale che va difeso e protetto). Ma non c’è neanche l’amore nel film; e ciò maggiormente delude il romantico mondo femminile così in buoni rapporti con la fantasia e così in discordia con la realtà.

Insomma, qualcosa deve essere accaduto: a Hollywood o in Italia. Io per primo non posso credere che abbiano girato un film e creata tanta attesa nel mondo per poi far vedere una donna — bella e suggestiva finchè si vuole — la quale sale sopra una montagna e quindi se ne torna — rassegnata e rappacificata — all’umile villaggio di pescatori.

Ingrid Bergman è attrice troppo intelligente per non capire che una donna non può lottare con un vulcano nè un vulcano può riempire un film sostituendo una storia che al film manca.

CHE Rossellini abbia perduto un’opportunità d’oro per consolidare il suo prestigio, è indiscutibile. Alla proiezione privata che si dava per la Stampa, v’erano i rappresentanti, gli inviati speciali, i critici delle maggiori pubblicazioni di America e del mondo. L’evento possedeva più l’atmosfera ed il prestigio d’una grande serata d’opera (anche per la raffinata eleganza delle donne) che il comune accorrere ad una premier cinematografica.

E l’attesa che regnava nella sala andò rapidamente sfumando come sfumavano, nel film, le infiammate colere del nero gigante in mezzo al mare.

Il commento migliore lo fece, alla fine, Alton Cook del “World Telegram”. Disse: “Un vulcano spento . . .”

I Manoscritti / Original Typescripts · 1 foglio