Feuilleton  ·  1947–1951  ·  Italian

La filosofia dell’orologiaio


CreatorFranco Lalli
Date1947–1951
SourceDivagando
TypeFeuilleton
LanguageItalian
Il Testo / Full Text

Herbert Spencer — sul quale leggo un saggio di Mosher — durante tutta la sua vita ebbe la mania degli orologi. Egli è infatti il più abile, paziente, minuzioso meccanico che abbia la filosofia. E credo si possa affermare — anche se l’immagine sembra un paradosso — che il suo famoso sistema è proprio costruito sul disegno e sul meccanismo d’un orologio: le lancette del Tempo, il quadrante dello Spazio, le molle dell’Energia, le ore della Storia e le ruote dell’Universo.

Spencer impiegò circa cinquant’anni per esaminare prima e presentare al pubblico, poi, i segreti di questo immenso orologio cosmico entro il quale noi tutti siamo ficcati e che vediamo nei giorni di pioggia e di sole, nelle notti di stelle. Ma dopo cinquant’anni, il filosofo inglese si accorse d’una gravissima negligenza: aveva dimenticato di dire chi è che dà la corda e fa camminare l’orologio . . . No, non lo aveva dimenticato. La verità è che non lo sapeva nemmeno lui!

Oh, santo cielo! Nel più bello della scoperta, tra le acclamazioni ed i generali omaggi, ecco una mancanza, un punto debole che viene a guastare tutta la festa. È come un celebre attore che dimentichi improvvisamente, sulla scena, la parte di maggiore importanza. O come un ingegnere che costruisca una bella fontana, ma poi non ha l’acqua da mettervi dentro. E allora a che ti serve l’arte dell’attore e la perizia dell’ingegnere?

Forse è per ciò che la “Synthetic Philosophy” di Spencer arriva a delle conclusioni che sono amare e disperatamente tragiche: tutto nella vita muore, finisce, scompare. Quindi: cenere. (È Spencer che ispirò Darwin, l’altro filosofo che all’inizio della creazione ci presenta come scimmie e dopo svariati secoli ci fa cascare dagli alberi sulla terra.)

Leggendo il saggio di Mosher io mi son fermato sulla parola “cenere”, anche perché adesso siamo nella Quaresima. Ma siamo anche a marzo ed è impossibile non pensare che nei boschi torneranno le prime viole e nei campi le prime rose di fratta. Ed allora non si potrebbe sostenere, con la stessa logica di Spencer, che se la cenere ci dice che tutto nella vita finisce, i fiori ci dicono pure che tutto nella vita rinasce?

Come? Non è così? Troppo ottimismo? Continua l’inverno e siamo ancora nella Quaresima? Beh, un po’ di pazienza . . . Fermiamoci sulla parola “cenere” e aspettiamo qualche altra settimana . . .

I Manoscritti / Original Typescripts · 1 foglio