di FRANCO LALLI
Serao all’opposizione. Ma poi una sera, durante un pranzo ufficiale al Grand Hotel di Roma, si incontrò con Mussolini che le disse bruscamente: — Perché siete antimussoliniana? —
Ella rimase colpita, ma tentò di dominarsi. Rispose: — Eccellenza, non sono antimussoliniana: sono antifascista. — (Il che era la stessa cosa, ma resa meno rude e più garbata dal giuoco delle parole.)
Allora Mussolini la condusse in un angolo, le parlò per una decina di minuti e Donna Matilde si arrese. L’omaggio d’una immensa corbeille di fiori finì, il giorno seguente, di conquistarla del tutto.
Poco dopo avveniva il delitto Matteotti. La Serao lasciò precipitosamente Napoli dicendo ai famigliari: “Vado a trovare mio figlio Benito”. Durante il colloquio Mussolini le disse, secondo ciò che ella stessa ebbe più tardi a scrivere: — Cara Matilde, i miei peggiori nemici non avrebbero potuto farmi ciò che mi hanno fatto i miei amici”.
Superstiziosa e impressionabile come una vera napoletana, la Serao lo rassicurò:
— Io so cosa ti manca, la protezione di cui hai bisogno. L’avrai subito.
Fece ritorno a Napoli e dopo una settimana si ripresentò a Roma recando a Mussolini un enorme corno di corallo rosso legato in oro.
Ma il talismano non funzionò e l’amicizia si ruppe per via del premio Nobel a cui la Serao aspirava e che fu assegnato, invece, a Grazia Deledda.
