Dice La Fontaine: “Il nostro stato non ci contenta mai: il presente è sempre il peggiore. Noi stanchiamo il Cielo con le nostre preghiere e quand’anche Giove appagasse i nostri desideri, noi seguiremo a molestarlo ancora”.
Quindi La Fontaine narra la leggenda d’un uomo il quale continuamente accusava Iddio di avergli dato da portare una croce tanto pesante che nessuno al mondo — diceva — avrebbe potuto trascinarne l’uguale.
Un angelo, mosso a pietà da tanto lamento, discese sulla terra, lo prese tra le braccia e su su, volando, lo trasportò nell’immenso campo dove a mucchi stanno milioni di croci destinate per ogni mortale che nasce sulla terra.
— Ora sei libero di scegliere — gli disse l’alato messaggero — Di scegliere quella che ti parrà più lieve e potrà rendere meno tormentoso il tuo cammino.
Il piagnone, tutto contento, incominciò a cercare.
— Questa no — diceva — perché è così rozza. Quest’altra, peggio, ha punte di coltello. Quest’altra schiaccia col peso.
E mille e mille ne scartava, l’ultima sembrandogli più della prima grave e dolorosa.
Finalmente gridò:
— Ecco!... Questa voglio!... Questa, al paragone di tutte le altre, sembra una piuma... Oh, che fortuna averla trovata!
E così dicendo, strettamente l’abbracciava perché non gli fosse più tolta.
— Questa? — esclamò, sorpreso, l’angelo. — Ma questa è appunto la tua, la croce che fin qui hai sempre portata!...
