È impossibile veder nascere la primavera nelle città perché è impossibile, in una città, vedere l'erba, guardare il cielo e sentire il cammino delle acque: le tre cose, cioè, che verso la fine di febbraio ed i primi giorni di marzo cambiano di colore, di forma e di voce per annunziare l'arrivo d'una nuova stagione.
Nelle città, lungo le cateratte delle vie, tra la polvere, il frastuono delle macchine e dei piedi, gli unici segni visibili di qualcosa di straordinario in preparazione nel magico laboratorio della natura, sono i cani: inquieti, tristi, randagi; sono gli uomini che, come i cani, hanno negli occhi una strana fiamma gialla e si girano a guardare le ragazze dal passo ondulante; e sono le donne che cambiano il modo di pettinare i capelli.
Per veder nascere la primavera bisogna essere liberi ed entrare nei boschi, salire sui monti, fermarsi accanto ai ruscelli. Oppure chiudere gli occhi e fare come fanno i poeti: ricordare. Molte primavere, infatti, sono più sepolte nei libri che vive nei prati; più belle davanti allo specchio della memoria che attorno alle nostre mani in cerca di fiori.
Uno di questi poeti è Pasquale Ruocco che i lettori ben conoscono e la cui fantasia galante e galoppante ha sempre concorso a dare ai suoi versi una eleganza minuziosa, raffinata, spesso spinta verso il capriccio. Tra i moderni poeti italiani, egli è uno dei più noti e rappresentativi; ed a noi sembra degno di tale distinzione, possedendo la sua arte tale grazia e tale spontaneità di ritmi e di immagini che basta leggerlo una volta per ricordarlo a lungo — come quei volti che, appena visti, non si dimenticano più.
Pasquale Ruocco è napoletano e da Napoli ci manda una poesia sulla primavera: la maliarda ora in viaggio per il mondo. (Una maliarda non sempre disposta a fermarsi a lungo in un luogo né con tutti prodiga delle sue seduzioni e dei suoi doni.)
Pubblico la poesia nella mia pagina per non costringerla ad attendere un turno che toglierebbe alla serica veste della viaggiatrice il profumo di viole e di pioggia trascinatosi dietro, sino a New York, dall'incantesimo della terra napoletana.
