Ho davanti agli occhi due rare reliquie del passato: un menu del ristorante Delmonico ed il prezzo d’un buon pranzo con antipasto, zuppa, carne, frutta e caffè. Il menu è del 1849 ed il prezzo del pranzo è di 12 soldi.
Siccome Delmonico era allora, come lo è oggi, un famoso ritrovo di New York frequentato dai buongustai e dalla gente ricca, è presumibile credere che altrove — in ristoranti più comuni e più modesti — lo stesso pranzo costasse anche meno. Quanto di meno, non so; ma forse doveva trattarsi addirittura d’una bazzecola o di una stretta di mano.
Ad ogni modo questo menu sta esercitando sulla mia fantasia un fascino incredibile. Esso costituisce un prezioso documento del passato, assai più chiaro e convincente di molti trattati di economia politica. Quando il menu fu pubblicato, l’epoca era quella del soldo. Il dollaro non era ancora apparso sulla scena del mondo. Il nero, piccolo, umile soldo era il centro d’un sistema monetario oggi del tutto scomparso . . . dalla circolazione. O meglio: dalla memoria e dalle battaglie degli uomini.
Tutti i prezzi delle pietanze nel menu del 1849, sono a base di pochi soldi. Per mettere assieme un “nickel” di spesa bisognava portar via mezza cucina. Una tazza di caffè, un soldo. Una zuppa, due soldi. Un piatto di pesce, due soldi. Mezza torta (non già una fetta) due soldi. Fegato, tre soldi. Bistecca di manzo, quattro soldi.
Ma costavano molto le uova (due uova fritte, cinque soldi) forse perché gli uomini non erano ancora riusciti a fare entrare le galline nel disegno e nell’efficienza della produzione in massa. Tra i prezzi più alti, che dovevano sbalordire e far spostare gli occhi altrove, il posto d’onore, infatti, è mantenuto dalle uova fritte e dal pollo arrosto che costava un patrimonio: dieci soldi.
Il menu del quale ci stiamo occupando, è apparso nel “Book of Indices” assieme a questo commento:
“In quei giorni un ottimo impiego era retribuito con sei dollari la settimana. Se una persona con tale salario avesse mangiato tutti i giorni da Delmonico, avrebbe speso alla fine della settimana 84 soldi, cioè il 14 per cento dell’introito. Ammesso che lo stesso pranzo costi oggi $1.50 (ma in realtà bisogna pagare assai di più) per mantenere la proporzione del 14 per cento sull’introito, bisognerebbe riscuotere un salario di $75.”
Ragione per cui, in un secolo, il salario di un individuo è aumentato da sei a settantacinque dollari. Continuando la marcia al passo attuale — e mantenendo sempre la proporzione del 14 per cento — nell’anno 2050 un pranzo costerà $18.76 e la retribuzione settimanale d’un impiegato sarà di 938 dollari.
Indubbiamente, allora, il soldo non esisterà più e sarà scomparso come scompaiono tante cose nel vasto processo delle evoluzioni. Ma esisteranno gli uomini ed essi continueranno a ripetere un antico e proverbiale motto: “Non vali un soldo . . .!” E dicendo così, intenderanno riferirsi al 1849 quando un uomo era un uomo, un soldo era un soldo e tutti valevano davvero qualcosa.
Un buon pranzo. O una sincera stretta di mano.
