Feuilleton  ·  1947–1951  ·  Italian

Popov contro Marconi


CreatorFranco Lalli
Date1947–1951
SourceDivagando
TypeFeuilleton
LanguageItalian
Il Testo / Full Text

La leggenda narra che quando egli nacque, qualcuno dei membri della ricca ed antica casata disse: “Che grandi occhi che ha!” Ed un altro aggiunse: “Guardate gli orecchi . . . Con questi orecchi che sembrano delle giarre, potrà udire tutte le voci dell’Universo”.

Il ragazzo venne alla luce a Bologna, in un giorno di primavera: il 25 aprile del 1874. La madre, una gentildonna irlandese, gli trasmise le nostalgie ed i sogni della sua razza; il padre, “his restless hands”. E con queste “restless hands — dice uno dei suoi ultimi biografi — he was able to transmute his dreams in realities”. Ma noi siamo proclivi a credere che egli trasformò i sogni in realtà più con l’ingegno paterno che con l’eredità delle mani inquiete.

Un oracolo il cui nome è scomparso dalle cronache del tempo, aveva predetto che “Bologna arricchirà il mondo con due grandi doni: uno per il palato e l’altro per la mente”. Sul primo è difficile far cadere la scelta chè Bologna ha una doviziosa ed appetitosa cucina ad incominciare dalle tagliatelle verdi; ma sul secondo sono concordi i pareri: il dono per la mente si chiama Guglielmo Marconi.

L’uomo che diede le ali alle parole fece i suoi primi studi a Firenze, in un istituto privato; e poi li continuò a Livorno dedicandosi particolarmente all’elettrotecnica. I viaggi, i messaggi luminosi delle stelle, le rapide comunicazioni, affascinarono il suo pensiero giovanile. A venti anni concepì una ardita idea: un nuovo sistema di telegrafia mediante le onde elettriche. Gli eminenti fisici del tempo sorrisero alla “stravaganza”: un’idea da ragazzo, assurda e senza praticità. Marconi si rinchiuse nella villa paterna di Pontecchio (presso Bologna) e impiantò da sè le prime due stazioni radiotelegrafiche. Tre anni più tardi, condotto a Londra dalla madre, udì Sir William Preece dichiarare in una storica conferenza alla quale partecipavano numerosi scienziati:

— Questo giovanetto italiano ha ideato per primo un nuovo ed utilissimo mezzo di comunicazione tra le genti.

(Ma tutto ciò non è vero, come apprenderemo più tardi)

Il 2 giugno 1896 fu rilasciato il brevetto recante il numero 12.039: brevetto che fu in seguito difeso e riconfermato dai tribunali di Londra, di New York e di Parigi.

Il Governo tedesco inviò presso Marconi il Prof. Slaby — uno dei grandi fisici di allora — per assistere agli esperimenti; “e costui ne riportò una così profonda ‘convinzione’ che in un’altra conferenza (27 agosto 1897) disse in pubblico:

“La scoperta, che contiene una indiscutibile importanza per i popoli, è di una assoluta e superba originalità”.

(Un errore anche questo, come vedremo in seguito.)

Nel 1899 Marconi stabilisce le prime comunicazioni radiotelegrafiche — nonostante la curvatura della terra — fra stazioni situate alla distanza di 300 km., e nel 1901 dimostra per la prima volta la possibilità di trasmettere segnali attraverso l’Atlantico. Nel 1907 inaugura un servizio pubblico di comunicazioni tra l’Europa e l’America e tutti i Governi del mondo gli tributano onori. Ottiene il premio Nobel per le scienze fisiche, la medaglia Albert, la medaglia Franklin.

Questi sono i fatti, i nomi, le date che gli studiosi conoscono da mezzo secolo, il pubblico ripete a memoria ed i ragazzi leggono nei libri in tutte le scuole della terra.

Ebbene, non è vero nulla: si tratta di una gigantesca e collettiva illusione. Guglielmo Marconi non è mai esistito perchè il creatore dei prodigi sopra accennati si chiama Alessandro Popov ed è russo di mente, di corpo e di anima.

È inutile che i lettori esclamino, sorpresi: “Ma noi non l’abbiamo mai sentito nominare!” . . . Nessuno l’ha mai sentito nominare, ma è Mosca — e precisamente l’alto Concilio del Kremlin — che ha deciso così e perciò la settimana scorsa ha strappato un’altra pagina della Storia per mettere, al posto di Guglielmo Marconi, Alessandro Popov quale inventore della telegrafia senza fili.

Noi crediamo che, dopo la bomba atomica, questa sia la più clamorosa e fantastica esplosione del secolo. Eppure, non siamo affatto sorpresi. La Russia continua la serie delle rapine e non potendo più estendere il suo dominio in Europa, ha escogitato un nuovo mezzo di conquista: si va a prendere le glorie degli altri. Nemmeno Benjamin Franklin, infatti, è l’inventore del parafulmine, come tutti hanno finora creduto. L’inventore del parafulmine è un altro illustre ignoto di schiatta russa. Nè un inglese, Sir Alexander Fleming, ha scoperto la “penicillin”, ma un figlio di Mosca. Ora attendiamo di apprendere — dai comunicati sui futuri bottoni — chi inventò la lampada elettrica, il telefono, il cinematografo, l’aeroplano, la macchina a vapore e . . . la “rumba”. Saranno tutti nomi, si capisce, alla Popov.

Però se queste sciocche fiabe non ci producono alcuna sorpresa, un senso di tristezza ci comunica il popolo russo che noi non consideriamo nè tanto ingenuo nè tanto ignorante da poter accogliere e credere simili disonorevoli burle.

I Manoscritti / Original Typescripts · 1 foglio