Feuilleton  ·  1947–1951  ·  Italian

"Mi s'è fermato l'orologio"


CreatorFranco Lalli
Date1947–1951
SourceDivagando
TypeFeuilleton
LanguageItalian
Il Testo / Full Text

In uno dei suoi libri moralizzanti e filosofeggianti, Bruce Barton ha una lunga tiritera sui ritardatari: la gente — diciamo così — con l'ora sbagliata.

“Quando devo partire — egli scrive — e recarmi in qualche luogo lontano da New York, a me piace raggiungere la stazione sempre con un certo anticipo e poi mettermi ad osservare la folla dei viaggiatori che man mano aumenta e si assiepa davanti ai chiusi cancelli del treno.

Ricordo che anni or sono, mentre stavo trascorrendo l'estate fuori di New York e venivo ogni mattina in città, facevo la stessa cosa nella piccola stazione del paese che mi ospitava. Dopo una settimana riconoscevo, dai volti, quasi tutti i miei compagni di viaggio. Vi erano quelli che evidentemente da anni compivano ogni giorno lo stesso tragitto e poi si raccoglievano in gruppo, sedevano nello stesso vagone, si mettevano a chiacchierare, a leggere i giornali, oppure a giocare a carte. Vi erano degli uomini di affari: appartati, silenziosi, un po' lontani e divisi dagli altri. Vi erano delle vecchie signore che uscivano raramente di casa, non erano abituate a viaggiare, e giungevano sempre molto tempo prima del treno. E — proprio mentre il cancello stava per chiudersi — ecco che arrivavano di corsa, senza respiro, reggendo a stento la borsa o fermando il cappello che minacciava di cadere, i membri del Circolo Cinque-Minuti-di-Ritardo.

“Essi riscossero, all'inizio, la mia simpatia e la mia preoccupazione perché mi sarebbe dispiaciuto se — dopo tanta ansia e tanto affanno — il treno fosse partito lasciandoli a terra. Forse la sveglia non li aveva destati. Forse avevano perduto l'orologio. Forse il “bus” che li conduceva alla stazione aveva avuto qualche incidente. Così pensavo. Ma dopo due, tre, quattro settimane, incominciai a pensare diversamente.

“I membri del Circolo Cinque-Minuti-di-Ritardo erano sempre gli stessi ed arrivavano sempre mentre il cancello stava per serrarsi. Allora compresi che non si trattava d'un incidente, d'una contrarietà, d'una forza maggiore, bensì d'una abitudine. E d'una delle più esasperanti abitudini che possano esistere al mondo.

“Una distinta e colta amica alla quale dicevo, tempo fa, la storia del cancello e dei ritardatari che arrivavano alla stazione affannati e con le borse strette al petto, mi rispose che bisognerebbe trovare un distintivo speciale e metterlo all'occhiello delle loro giacche. Così — appena riconosciuti — nessuno li prenderebbe sul serio quando essi danno un appuntamento.”

Questa è la chiacchierata di Bruce Barton che io non approvo in nessun modo perché se la società dei ritardatari fosse disciolta, scomparirebbero dalla circolazione alcune tra le più esasperanti, se vogliamo, ma anche delle più amabili creature della terra.

Innanzitutto bisogna mettersi d'accordo su un punto di capitale importanza e convincerci che il ritardatario è un filosofo, un pacifico cittadino, un calmo e mite individuo il quale cammina piano, sicuro ed armato di alcune profonde verità. La prima è che soltanto gli imbecilli hanno sempre fretta. La seconda è che tutte le cose che non si son fatte oggi si possono fare anche domani. La terza verità, infine, è quella di Mark Twain il quale ci consigliava di non essere mai precisi negli appuntamenti perché — diceva con inoppugnabile saggezza — “perderesti molto tempo nell'attesa dell'altro che deve ancora giungere”.

È vero che un proverbio italiano raccomanda: “Meglio troppo presto che troppo tardi”; che un altro proverbio, di origine spagnuola, ammonisce “chi va tardi dal barbiere, trova le forbici che non tagliano più” e che Morgan calcolava a mille dollari il valore di ogni ora della sua giornata: quindi si inaspriva con chi, facendogli perdere un'ora, gli rubava mille dollari. Ma i proverbi educano ad un successo standardizzato e meccanico; e Morgan — adesso che non c'è più — sta riprendendo, da morto, tutti i quattrini guadagnati da vivo. Bell'affare! . . .

Nel nostro tempo affollato e veloce, i ritardatari sono le sole creature ancora semplici, quiete e riflessive. So benissimo, sin da questo momento, quel che accadrà il giorno del Giudizio Universale. All'ultimo istante — mentre si stanno per chiudere le porte — vi sarà una ressa, una confusione, un vasto clamore nell'ordine e nella beatitudine dei regni celesti. Ed ecco che si presenteranno — naturalmente spiegando e chiedendo scuse — i membri del “Circolo Cinque-Minuti-di-Ritardo”.

So queste cose perché conosco a fondo le abitudini e la mentalità di questa brava gente. Sono anch'io uno dei membri onorari e dei fondatori del circolo . . .

I Manoscritti / Original Typescripts · 1 foglio