Tra gli immortali del nostro tempo — Einstein, Toscanini, Thomas Mann — figura George Bernard Shaw, spirito caustico e stravagante, notissimo come commediografo, critico e vegetariano. Sul conto di Shaw si sono pubblicati in questi giorni, contemporaneamente, due libri, uno dei quali — aneddotico e vivace come una lunga intervista — è stato scritto da Stephen Winsten. Ha per titolo: “Days with Bernard Shaw”. L'apro a caso e leggo:
“Io credo nella disciplina del silenzio e potrei parlarne per ore ed ore...” — “Samuel Butler aveva il più alto concetto delle donne e forse perciò non prese mai moglie”. — “Credo di essere il primo filosofo riuscito a trarre, dalla Verità, dei benefici finanziari”.
Aggiungo un aneddoto. Bernard Shaw — che è alto e magro — si incontrò con Chesterton, un altro scrittore ora morto, il quale era il suo opposto: basso e grasso. Chesterton disse:
— A guardare la vostra persona si crederebbe che in Inghilterra vi sia stata la carestia.
— Ed a veder voi — rispose Shaw — si direbbe che ne siate stato la causa.
