Feuilleton  ·  1947–1951  ·  Italian

La frase di Viscinski


CreatorFranco Lalli
Date1947–1951
SourceDivagando
TypeFeuilleton
LanguageItalian
Il Testo / Full Text

Il nuovo Commissario agli esteri sovietico proviene da una famiglia della ricca borghesia di Odessa imparentata con la nobiltà del vecchio impero asburgico.

Viscinski era studente universitario durante le sommosse del 1905 e venne deportato in Siberia dove conobbe l'uomo di cui ora ha preso il posto, Molotov, anche lui studente e anche lui deportato per la partecipazione a una setta rivoluzionaria. È considerato uno dei gerarchi “duri”. Fu pubblico accusatore in molti processi famosi caratterizzati tutti dalle sballorditive “confessioni” degli accusati.

Dopo il processo e le confessioni del gruppo Tukacewski, cominciò a fare il giro del mondo questa storiella che è tornata di attualità con la condanna del primate ungherese, e che del resto è abbastanza nota. Stalin non trova più l'orologio d'oro che ha lasciato sulla scrivania e chiama furibondo i propri segretari minacciando pene tremende se il ladro non viene scoperto in 24 ore. Verso sera, smuovendo delle carte, ritrova l'orologio e chiama il capo della propria segreteria perché le ricerche siano abbandonate.

“Ma ormai” gli dice il segretario “sono state arrestate ventinove persone”

“Liberatele subito” ordina Stalin.

“È impossibile” ribatte il segretario “hanno già confessato”.

Malgrado la sua durezza, Viscinski è più trattabile di Molotov. Ha il senso dell'“humor” e qualche volta sorride. La sua frase più nota, ma che Viscinski non ha più voluto ripetere per i commenti cui dava luogo, è questa: “In Russia tutti gli uomini sono uguali ma alcuni sono più uguali degli altri.”

I baroni di Maunkasen

Esiste a Niagara Falls — nello Stato di New York — una istituzione nota come “Il Club dei Bugiardi”.

Ogni anno i più grandi fanfaroni — con alla testa i pescatori ed i cacciatori — si riuniscono nella città delle cascate celebri ed ognuno racconta la sua. Chi la spara più grossa, vince il concorso.

Numerosi candidati ambivano questo anno all'alta carica. Ecco la bugia che, detta da P. Sawyer, ha vinto il premio:

— Anni or sono, ad una corsa ippica, scommisi cento dollari su un cavallo di mia vecchia conoscenza: potevo fidare. Avevo una sola preoccupazione: quel giorno era venerdì e, per giunta, 13. Appena fu dato il segnale di partenza, tutti i cavalli si lanciarono come frecce ad eccezione del mio. A nulla valsero i richiami, gli incitamenti e le frustate. Il mio cavallo non voleva correre. Quando già sembrava troppo tardi per continuare a sperare, il cavallo si scosse, drizzò la testa, fiutò l'aria e partì con tale impeto da sbalzare di sella il fantino. Però prima ancora che questi potesse cadere a terra, il cavallo aveva fatto il giro della pista e gli si era rificcato tra le gambe: Vinse la corsa! —

Un altro ha detto: — Posseggo un orologio a pendolo così vecchio che la sua ombra, andando da una parte all'altra, mi ha consumato il muro del salotto scavando una grossa buca.

Elenco

Distinti personaggi in ogni campo della vita americana — e particolarmente in quello della letteratura — sono stati richiesti di sottomettere un elenco di libri che, secondo il loro giudizio, dovrebbero formare una “biblioteca perfetta ed ideale”. Sottoposto e vagliato dai critici, dall'elenco sono usciti settecento volumi che abbracciano tutte le epoche e tutti i rami: religione, scienze, arte, viaggi, sport, poesia, biografia, novelle, romanzi, teatro, musica, architettura, politica.

Risultato: due, su ogni tre autori, sono del secolo XIX. Nove, su ogni dieci libri, furono scritti in lingua inglese. Due, su ogni tre autori di tali libri in lingua inglese, sono americani.

L'Italia è rappresentata con La Divina Commedia, Le Meditazioni di Marco Aurelio, Le Memorie di Benvenuto Cellini e Una Storia d'Italia di Benedetto Croce.

“La Biblioteca Ideale” lascia molti scontenti. Non contiene Goethe né Schiller né Wilde né Chekhov e tanti altri di cui ci sfugge il nome. Cioè, di cui è sfuggito il nome ai distratti compilatori.

I casi sono due . . .

Sposati — diceva Socrate ad un suo giovane discepolo — perché se troverai una buona moglie sarai felice; e se ne troverai una cattiva, diverrai filosofo.

Un nostro amico s'è sposato. E non può entrare né nel regno della felicità né nel tempio della filosofia perché la moglie lo ama e lo tormenta. Un giorno gli apre le porte del paradiso ed un altro quelle dell'inferno. Una strana creatura mossa da corrente alternata: buona e cattiva.

Siamo andati da Dutton's in compagnia di Carlo de Marini, un artista calmo e bonario, gioiale, con le tasche del gilet sempre piene di sigari, lapis e penne. Ogni volta che apre la giacca ti sembra di vedere le canne di un organo.

Nella bella sala di questa grande casa editrice abbiamo letto assieme l'autografo della lettera che Bernard Shaw ha scritto a Charles Graves, un giornalista del London Daily Mail, in occasione delle nozze. Dice la lettera:

“Caro Carlo: la mia presenza al tuo matrimonio — come a qualsiasi altro matrimonio — è fuori luogo. Durante la scorsa settimana mi sono astenuto dal partecipare a cerimonie del genere di tale importanza che se facessi un'eccezione per te non potrei più guardare in faccia alcuni dei miei migliori amici. A tutto ciò bisogna aggiungere che non ho l'abito di occasione. Per farmelo dovrei spendere quindici “guineas” e non mi servirebbe più poiché durante il giorno io non vesto mai correttamente. Siccome, però, sento l'obbligo di doverti inviare un dono mi sembra che si possa risolvere il problema in un modo semplice ed ideale: darti l'abito col quale avrei dovuto, se fossi una persona normale, partecipare alle tue nozze. Compìaciti quindi di passare al tuo sarto l'accluso check pregandolo di fare il meglio che gli sia possibile con la modesta somma.

“Celebro il passaggio della tua gioventù e della tua irresponsabilità con una malinconica stretta di mano. Sono molto addolorato per Peggy, ma tu puoi assicurarla che qualsiasi altro uomo sarebbe stato, dopo una settimana, una delusione perfettamente uguale. In quanto a te, adesso è troppo tardi per fuggire. Coraggio! Tuo: G. B. S.”

I Manoscritti / Original Typescripts · 1 foglio