Una vecchia favola cinese narra d'un uomo il quale aveva un cavallo che un giorno — trovata la porta della stalla aperta — se ne fuggì per tornare agli aperti spazi ed ai verdi campi che, forse, da lungo tempo sognava.
I vicini — appresa che ebbero la notizia — corsero a dolersene ed a rammarsi con il proprietario; ma l'uomo che era savio rispose:
— Chi può dire veramente cosa sia il male e il bene, la buona fortuna o la cattiva?
Dopo cinque giorni il cavallo tornò portandosi dietro un gruppo di altri cavalli incontrati nei prati; e tutti entrarono nella stalla, si rivelarono docili, si fecero legare. I vicini di casa accorsero a congratularsi e felicitarsi per la lieta novella; ma l'uomo che era savio rispose:
— Chi può dire veramente cosa sia il male e il bene, la buona fortuna o la cattiva?
Il giorno seguente il figlio maggiore, il beniamino, l'occhio destro, scelse uno dei cavalli, vi montò sopra e partì al galoppo per i campi. Cadde, si ruppe una gamba, lo condussero a casa svenuto. I vicini vennero a lamentarsi e piangere sulla sventura. Anche questa volta, l'uomo che era savio disse:
— Chi può dire veramente cosa sia il male e il bene, la buona fortuna o la cattiva?
Poche settimane dopo scoppiò una guerra ed i giovani furono chiamati sotto le armi, ma il figliuolo dell'uomo che era savio, esonerato dal servizio militare perché zoppo, lontano da ogni pericolo, rimase “a consolare gli ultimi giorni del padre che era vecchio e lentamente moriva”.
Questa è la favola e questa è la filosofia cinese: una filosofia affabile, placida, rassegnata e piena di sonno. Essa può riassumersi nel nostro pacifico ed augurale motto di “Pensa alla salute! . . .”
Un medico francese — Jacques May — ha trascorso otto anni in mezzo ai popoli dell'Oriente ed ora narra in un libro pubblicato da Doubleday gli strani casi toccatigli e le sconcertanti esperienze avute durante la sua missione.
Gli orientali ignorano — egli dice — la nostra fretta ed i nostri stati nervosi. Quando io dovevo operare d'urgenza qualcuno, essi mi guardavano attraverso quella caratteristica calma e dicevano:
— Piano, non si agiti, non corra . . . Chi le dice che la morte non sia preferibile alla vita? E che un povero malato, più che vivere, non abbia invece bisogno di morire?
Ed allora il giovane medico europeo sentiva ripetere la favola dell'uomo savio e del cavallo che — trovata la porta della stalla aperta — un giorno fuggì.
