Così scrive Vittorino Meloni nel “Lunedì”, un giornale che si pubblica in Italia. Quindi spiega:
I cinematografari hanno abbandonato gli “studi” per lanciare sulle piazze un accorato appello d'aiuto; l'eco della loro protesta è giunta sino a Montecitorio e ha destato calorose quanto inutili discussioni.
Le prime opere degne della nostra tradizione che sono state realizzate in questi ultimi tempi ci hanno entusiasmato ed hanno alimentato il fuoco della nostra passione. Tutto il mondo plaude alla nostra nuova scuola cinematografica, ma in patria essa non raccoglie che scarsi successi, e contro ciò i cinematografari hanno gridato, ognuno attribuendo vergognose cause a questo fenomeno che svela una volta ancora l'anima del nostro popolo.
Il “neorealismo” non piace agli italiani. Il nuovo cinema non piace perché privo di fantasia; è una voce sorda e grigia lontana d'ogni accento di poesia. Agli italiani, e soprattutto, ai meridionali, caldi e ricchi di poesia, smagati e sognatori, una cinematografia che ripete con monotonia e crudezza le miserie e le tristezze della dura vita quotidiana, non può infondere simpatia ed entusiasmo. I nostri cinematografari, attori, registi, soggettisti e produttori non hanno conquistato le platee. Così il nostro cinema è un po' come la “vox clamantis in deserto”, un deserto però tutt'altro che arido e uniforme, un deserto pinto da mirabili e favolosi colori, letificato e reso vivo da una poesia calda di una malìa armoniosa. Tutta la nostra tradizione romantica ci narra ciò.
Per ciò il “neorealismo” non sa destare nelle nostre anime il fuoco della nostra vitalità. È una voce senza eco, sorda.
I nostri film non ci guidano nei cieli della fantasia, restano come onde fredde e mute che non accarezzano, come un battito senza vita.
A tranquillizzare i produttori non può bastare il successo da questi film ottenuto all'estero; film del genere di “Anni difficili” realizzati da registi italiani che denigrano l'Italia con incosciente sadismo autolesionista, sono sempre ben accetti e graditi agli stranieri. Bisogna pensare anche che i film italiani suscitano interesse sugli stranieri per il caratteristico folclore e perché diversi ed insoliti. Ma il popolo italiano sognatore e lirico non potrà mai riconoscersi in quegli aridi personaggi.
