Feuilleton  ·  1947–1951  ·  Italian

Tempii


CreatorFranco Lalli
Date1947–1951
SourceDivagando
TypeFeuilleton
LanguageItalian
Il Testo / Full Text

Morgan il magnifico — capo d'una delle più potenti dinastie finanziarie del mondo — arrivava tutte le mattine, alle 10, in questa sua bella ed austera biblioteca. Veniva a leggere la Bibbia ed a riconciliarsi con il buon Dio. Alle 11:30 se ne andava. Tutto vestito di nero, pingue, i baffi di pelo corto, il naso grosso e rosso. Era vecchio; ed ai santuari di Wall Street, alle cattedrali dell'oro, incominciava a preferire i templi del silenzio, del raccoglimento e del sapere.

La biblioteca si trova alla 36.ma strada e vi si entra per invito. Un giorno andai a visitarla.

Vi sono due sale, all'ingresso. In una, quella a destra, si alternano nel soffitto le figure delle Muse ed i ritratti, ovali, di Dante, Michelangelo, Socrate, Galileo, Colombo. Vi è un altro personaggio, con la barba, nuovo ai miei occhi ed alla mia memoria. Nello stesso ordine sono rappresentate le figure simboliche della Commedia, dell'Architettura, della Poesia, della Storia, della Musica, della Scienza e della Tragedia. In un grande arazzo si vede l'Avarizia che procede rabbiosa verso l'Inferno, su di un carro trainato da un grifone. La segue a cavallo — mestissimo e preoccupato per i conti che non gli riescono — il povero Re Mida.

L'altra sala è uno studio superbo. Il colore che vi domina è il rosso. Rossi gli addobbi, rossa la luce che splende nel manto della Vergine del Perugino e nel “Ritratto d'un Ambasciatore” del Tintoretto; rosso il dorso dei libri, rossi i tappeti.

Attraverso un lungo corridoio, si entra in una terza sala. Qui si trovano le collezioni delle bibbie, degli evangeli e dei manoscritti celebri alcuni dei quali, come quelli di “Vanity Fair” e di “Ivanhoe” di Sir Walter Scott han valore inestimabile.

di Franco Lalli

Il libro più raro e che Morgan più amava, è la prima edizione della Bibbia in italiano: opera di pregio forse identico alla Bibbia di Gutenberg. V'è anche una Divina Commedia che fece parte della biblioteca di Ferdinando I.o.

Mi fermai a lungo davanti al manoscritto di “Endimione” di John Keats che si apre con la musica di quel verso: “A thing of beauty is a joy for ever...” La scrittura è piccola, chiusa, uguale, disciplinata, pulita.

Fu Oliver Goldsmith, che scrisse: “Gli autori, come i cavalli da corsa, non devono mai ingrassare. Perciò vanno cibati, ma con discrezione”. E non so perché, andando via, la frase ritornava nella mia memoria e giuocava, insistente, con i manoscritti e con le vecchie carte di tutti quei morti famosi. Quante corse vinsero! E quanti pranzi perdettero!

I Manoscritti / Original Typescripts · 1 foglio