Salì sull'autobus e si mise a sedere accanto a me. Bocca dipinta di carminio, occhi dipinti di nero, capelli dipinti in giallo oro, unghie dipinte di rosso. Aveva, alla caviglia del piede destro, una sottile collanina fatta a maglia. La gonna era aperta, da un lato, in modo da far scorgere, fino al ginocchio, la finissima calza di seta. Recava ancora delle altre cose. Un neo sulla guancia ed un profumo di Corday.
Sedette, aprì un libro ed incominciò a leggere. Diedi uno sguardo di contrabbando. “Commento sulla Metafisica di Aristotele”. L'autore: S. Tommaso.
Questa fu la più grande sorpresa ricevuta mai in tutta la mia vita ed il più grande mistero mai apparso davanti al mio cervello.
Sono trascorsi cinque anni e non posso ancora capire.
