Feuilleton  ·  1947–1951  ·  Italian

Il segreto


CreatorFranco Lalli
Date1947–1951
SourceDivagando
TypeFeuilleton
LanguageItalian
Il Testo / Full Text

Bruce Barton dà nel suo ultimo libro una ricetta per vivere centododici anni. E vivere bene, sani, lieti. Non è una ricetta basata sopra una sua teoria. Se lo fosse non avrebbe alcun valore, perché Bruce Barton non ha centododici anni.

La ricetta è di Luigi Cornàro, un veneziano, un simpaticissimo gentiluomo che in realtà visse un secolo intero e rimasero a sua disposizione anche altri dodici anni per andare a guardare ed osservare le cose di un nuovo secolo. Dopo di che “morì sereno e lieto come un fanciullo”. O come un bel vecchio il quale entra in un calmo e dolce sonno.

A trentasei anni i dottori dissero a Luigi Cornàro:

— Sii forte d’animo e rassegnati alla sorte avversa: noi non possiamo salvarti. La fine potrà avvenire entro un mese o, al massimo, due.

Egli era come uno scheletro, nella impossibilità di cibarsi, sofferente di tutti i mali e tutti i dolori. I figli, attorno al suo letto, piangevano. La moglie — che aveva sacrificato ogni cosa per lui: le notti ed i giorni, i beni di famiglia e la giovinezza innanzi tempo fuggita — s’era ammalata anche lei per le molte ansie ed i lunghi strapazzi.

Dopo due mesi, i medici tornarono per l’ultimo consulto — o per il certificato di morte. E trovarono che Luigi Cornàro era guarito.

La loro sorpresa fu immensa. Quale miracolo era accaduto? Quale prodigioso farmaco aveva fatto risuscitare il morto? Luigi Cornaro non lo disse, ma dopo poco svelò il segreto in un libro che — tradotto prima in inglese, poi in francese ed in tedesco — si mise a girare per il mondo ed ancora oggi reca nelle sue pagine un tesoro di esperienza. È il sistema come prolungare la vita, battere la morte e giungere — sano di spirito, di corpo e di mente — a varcare le solitarie frontiere del secolo.

Che cosa fece, insomma, quest’uomo straordinario, rimasto proverbiale nel campo della medicina? Smise di mangiare.

“A tre pesanti pasti al giorno, ne sostituì tre leggerissimi. Invece di togliersi da tavola, ben pesante e satollo, si alzò col desiderio dell’appetito non ancora del tutto soddisfatto. Invece di due o tre piatti diversi, ad ogni pasto, egli ne mise solo uno. Ed ogni giorno mangiò la stessa cosa, alla stessa ora, nelle stesse proporzioni ed impiegando lo stesso tempo.”

Nel libro egli dà molta importanza agli orari (che non dovrebbero mai cambiarsi) ed al tempo che si impiega nel mangiare (che dovrebbe essere sempre uguale).

“Perché mangiare in fretta e sciupare in dieci minuti ciò che mi è costato un giorno di lavoro per poterlo guadagnare?”

di FRANCO LALLI

Settimana dopo settimana, mese dopo mese, Luigi Cornàro uscì dalla malattia; ed anno dopo anno entrò nella salute, nel vigore e nella gioia del vivere. A settantacinque anni era additato come un sorprendente esempio di vitalità ed andava a cavallo. A ottanta, cadde da cavallo e si fratturò talmente le ossa che i medici vennero di nuovo a pregarlo di fare il testamento, dicendo: “È impossibile che un vecchio di ottant’anni possa sopravvivere in simile stato”.

“Ma era tale l’energia che possedeva, che guarì e continuò ad andare a cavallo.”

“Luigi Cornàro ha studiato la dieta e l’effetto dei vari cibi sull’organismo umano, con l’entusiasmo d’un apostolo il quale si dedichi ad una buona causa. Ed importantissime sono alcune delle sue scoperte.

“Egli dice, innanzi tutto, di essere errata la famosa regola: “Mangia quel che ti piace — chè quel che ti piace fa sempre bene.” Molti cibi di cui era ghiotto, gli arrecavano dei disturbi; mentre altri che non aveva mai gradito, erano utili e benefici alla sua salute.

Questa fu la prima scoperta. Poi trovò che “ogni uomo può essere un perfetto medico per se stesso e mai per un altro”. E subito dopo fissò una terza verità: “L’appetito non vuole salse”. Ossia, quando l’appetito è sano, naturale, richiesto da un corpo che sta bene ed ha bisogno di nuovo alimento, non sono necessarie le leccornie, le raffinatezze, le salse speciali e stimolanti. Ma basta il cibo ben preparato, schietto, saporito per i suoi meriti. Il variare delle vivande, infatti, ha proprio lo scopo di accrescere l’appetito, di invogliarci a gustare un nuovo piatto che si presenta gustoso allo sguardo. E, spesso, ciò risulta in un male anzi che in un bene, poiché forse non si aveva bisogno di continuare a mangiare e riempirci di più. Ecco perché Luigi Cornàro fissa un piatto solo per ogni pasto.

Analogo al pensiero precedente, è l’altro: “La più bell’ora del desinare è quella della fame”.

“Perché quando si ha fame tutto è buono ed il semplice pane ha l’odore ed il sapore d’un prelibato dolce.”

Ricordo, a tale proposito, due bei versi — ma non so chi sia l’autore — che dicono: “Chi va con fame a mensa e stanco a letto — di piume e di sapor non ha bisogno”.

“Quasi tutte le donne hanno una convinzione sbagliata. Credono che gli uomini abbiano bisogno di mangiare molto. Se un uomo avverte qualche lieve malessere, il rimedio femminile è sempre lo stesso: farlo sedere a tavola, davanti ad un abbondante ed aromatico pranzo, e farlo mangiare sino alla sazietà.

“Le donne del tempo di Luigi Cornaro non erano diverse dalle altre; e tanto fecero e insistettero perché egli mangiasse un po’ di più che il poveretto ricadde malato e stava davvero per morire. Aveva allora novant’anni. Si riebbe dalla nuova crisi e tornò alla vecchia dieta che non abbandonò mai più.”

Diogene — il grande filosofo greco — vedendo una sera un giovane il quale si recava ad un banchetto, lo prese, lo condusse nella sua casa, lo intrattenne con una lunga ed interessante conversazione, e poi gli disse: “Ti ho salvato dalla nausea di un giorno, che ti sarebbe stata causata dal piacere di un’ora”.

“Non sarà, perciò, mai abbastanza raccomandato di mangiare poco — e scegliere cibi sani e puri — se si vuol vivere bene e vivere a lungo. Questa è una delle più savie ed utili lezioni che noi tutti possiamo apprendere.”

Una lezione che ci viene da Luigi Cornaro.

I Manoscritti / Original Typescripts · 1 foglio