Feuilleton  ·  1947–1951  ·  Italian

L’Uomo con un Giornale


CreatorFranco Lalli
Date1947–1951
SourceDivagando
TypeFeuilleton
LanguageItalian
Il Testo / Full Text

Un giovane milanese da solo dirige, scrive, finanzia e spedisce l’unico giornale per gli italiani all’estero che si pubblichi in Italia. Cinquemila copie di questo strano giornale senza pretese, e dall’umile e pacato titolo di “Cronache d’Italia” raggiungono inaspettatamente gli emigrati italiani che, da un anno o da trenta, vivono in Argentina, in Egitto, nel Guatemala, in Turchia, nell’Arabia o negli Stati Uniti. Questa specie di prodigio — che noi si ignorava e di cui parla Vittorio Buttafava nell’ultimo numero di “Oggi” — lo compie un giornalista poco più che trentenne, con l’anima di apostolo e la vocazione di missionario il quale impiegando i suoi risparmi e regalando quindici ore al giorno di lavoro, crea, finanzia, amministra, scrive, impacchetta, e spedisce il giornale, con soltanto l’appoggio di una moglie straordinariamente serena e laboriosa (sono scritte a mano da lei, sessanta alPora, le fascette del giornale), una di quelle mogli che toccano in sorte appunto agli apostoli e ai missionari in borghese. Il giovane giornalista si chiama Annibale Del Mare e la direzione, redazione, amministrazione, spedizione di “Cronache di Italia” è in una cameretta del suo modesto appartamento di via Vela 4. In questa cameretta, oltre alle poche e solite cose dei piccoli uffici, ci sono due scrivanie, una per il marito e l’altra per la moglie. Non esistono impiegati, fattorini, redattori, magazzinieri; non esiste l’autocarro per le spedizioni, perchè il solo mezzo di trasporto è una bicicletta, quella che il giornalista inforca per portare i pacchi del “suo” giornale alla stazione.

“Con un’organizzazione così comodamente primitiva, senza la più lontana speranza di guadagno (Cronache d’Italia non ha ancora oggi raggiunto il pareggio), sprecando generosamente una quantità incredibile di energie, Annibale Del Mare ha già fatto cose miracolose, come può accertare chiunque abbia la pazienza di scorrere anche soltanto alcune delle migliaia e migliaia di lettere che i nostri emigranti gli hanno scritto e continuano a scrivergli. Le lettere, tutte piene dell’affettuosa riconoscenza che provano i soldati al fronte quando ricevono la posta, rivelano un patrimonio inestimabile che fino ad oggi è stato troppo dimenticato: il patrimonio di dieci milioni di vite italiane all’estero, sperdute, spesso umiliate, abbandonate a se stesse. Dell’Italia, che ha praticamente spezzato ogni contatto con loro, questi italiani sentono parlare, nei giornali di là, soltanto in occasioni clamorose. Ed ecco giungere “Cronache d’Italia”, sedici paginette al mese, dove non si fa cenno di politica o di scandali o di processi, ma si raccontano pacatamente i progressi del lavoro, della ricostruzione, della vita industriale e commerciale, si parla delle novità d’arte e di moda, di letteratura e di sport, si annunciano le ultime invenzioni, si additano gli uomini nuovi, si compendia insomma la vita operosa di quei 45 milioni di italiani che compongono l’Italia più viva e più vera, ma che, presi dal loro lavoro, preferiscono il silenzio alle chiacchiere.

“L’emigrante, questo è il fondamento dell’iniziativa di Annibale Del Mare, deve sapere di essere ancora ricordato in Italia e nello stesso tempo sentirsi orgoglioso di questo ricordo. Per ottenere questo, Del Mare ha fermato su due punti la sua attività quotidiana: comporre, con il maggior numero di notizie, l’immagine di un’Italia laboriosa e fiduciosa, racchiudendo ogni mese questa immagine nelle pagine del giornale, e rispondere a qualunque richiesta di informazioni che gli emigranti possano inoltrare.”

I Manoscritti / Original Typescripts · 1 foglio