Feuilleton  ·  1947–1951  ·  Italian

Le storielle che fanno ridere i popoli


CreatorFranco Lalli
Date1947–1951
SourceDivagando
TypeFeuilleton
LanguageItalian
Il Testo / Full Text

Ho letto nei giornali queste storielle che vanno in giro per il mondo:

Durante una delle famose riunioni alla conferenza di Jalta, Roosevelt e Stalin conversavano cordialmente.

“Quanto guadagna in media un operaio negli Stati Uniti?” domanda Stalin al Presidente americano.

“Circa 300 dollari al mese”.

“E quanto gli occorre per vivere?”

“200 dollari”.

“Che cosa ne fanno i suoi operai dei 100 dollari che avanzano loro?”

“Chi lo sa”, risponde Roosevelt ridendo, “sono affari loro”.

La risposta del Presidente americano lascia perplesso Stalin.

“E da voi, in Russia, quanto guadagna un operaio?” domanda Roosevelt a Stalin.

“800 rubli”.

“E quanto gli occorre per vivere?”

“Circa un migliaio di rubli”.

“E come fanno a rimediare i 200 rubli che gli mancano?”

“Chi lo sa, caro presidente”, risponde Stalin, “sono affari loro”.


In un salotto tre giovanotti raccontano ad alcune ragazze le loro avventure di guerra.

“Durante lo sbarco in Normandia”, dice il primo, “un proiettile mi tagliò in due il pollice della mano destra. Non mi perdeti di coraggio e, raccolta la parte del dito che era caduta per terra, la rimisi al suo posto. Quindi continuai a combattere. Il dito riattaccò così bene che oggi non si riesce più nemmeno a distinguere la cicatrice.”

“Il tuo caso ha molti punti in comune col mio”, dice il secondo giovanotto, “Mi trovavo nella Champagne, quando una granata mi staccò la testa. Ebbene, che crede che abbia fatto? Mi sono chinato, ho raccolta la testa e l’ho ricollocata al suo posto. A parte alcuni doloretti che provo ad ogni cambiamento di stagione, non ho altri disturbi.”

“E lei, signore?” chiedono meravigliate le ragazze al terzo giovanotto.

“Io, signorine”, risponde il giovane con voce grave: “Io sono morto in Africa”.


Una giovane signora porge la sua mano alla chiromante.

“Ma io la conosco”, dice l’indovina, “lei è già venuta a consultarmi l’anno scorso”.

“È vero”, risponde la signora.

“Le avevo predetto che si sarebbe maritata e che avrebbe avuto un bel bambino”.

“Infatti l’ho avuto”.

“Allora la mia profezia si è avverata?”

“In parte. È proprio per questo che sono ritornata da lei. Ho già avuto il bambino, ma vorrei sapere quando avrò il marito.”


Stalin pescava sulle rive di un fiume. Dopo tre ore nessun pesce aveva ancora abboccato.

“Non capisco, compagno”, disse Stalin ad un contadino che gli si era avvicinato. “Come mai, se questo fiume come dicono è pieno di pesci, nessuno fin’ora ha ancora abboccato?”.

“Non c’è da stupirsi”, rispose il contadino che non aveva riconosciuto il dittatore sovietico, “oggi in Russia si teme talmente la Ghepeu che anche i pesci non hanno più il coraggio di aprire la bocca”.


Il condannato a morte viene tratto fuori dalla cella per l’ultimo pasto.

“Potete chiedere tutto quello che volete”, gli dice un carceriere.

“Anche una bottiglia di champagne?”

“Sicuro, di che anno?”.

“Del 1989”.


Il sergente mise i pugni sui fianchi e fissò il soldato negli occhi.

“Dunque”, disse, “tu ti lamenti perchè hai trovato della sabbia nel rancio?”

“Sì”, rispose il soldato.

“E senti un po’”, riprese il sergente, “tu la patria la vuoi servire comodamente?”.

“Io”, rispose il soldato, “la patria la vorrei servire senza mangiarla”.

I Manoscritti / Original Typescripts · 1 foglio