È nata, nel mondo, una nuova Nazione: la “Repubblica di Santa Pace” che un ricco italo-argentino (Don Giovanni de La Flores) ha fondato in un isolotto nei pressi dell’Equatore. In quest’isola felice — dove non si fabbricano armi, non si ammettono persone immorali o violente — potranno trovare asilo tutti coloro (possibilmente giovani e sani) che desiderino sfuggire alle inquietudini della vita moderna e fortificare il corpo e lo spirito in una terra sana, ignara di guerre e di sangue, degna dell’antico sogno di Platone.
Siccome è bene appoggiare iniziative del genere, prendo dall’articolo di Flora Antonioni — che mi dà la notizia della nuova repubblica — i brani di maggiore importanza e li passo ai lettori:
Lo Statuto è già stato approvato dal Governo italiano e da quello argentino; e, recentemente, anche da altre Nazioni dell’America del Sud. Il testo, redatto fin dal 1947, è depositato presso un notaio e consta di tredici punti, che corrispondono, grosso modo, allo statuto della repubblica di San Marino, con alcune varianti sostanziali per ciò che riguarda il concetto di pace e di progresso. La religione ufficiale del nuovo stato sarà quella cattolica, con piena libertà di culto per i cittadini di altre confessioni religiose. Lingue ufficiali: spagnola e italiana. La “Repubblica de Santa Paz” potrà coniare per conto suo monete metalliche, ma non potrà emettere carta-moneta. Un presidente e due vice-presidenti ne reggeranno le sorti e non è escluso che i vice-presidenti siano scelti nelle persone di due notissimi avvocati del Foro romano, uno romano di nascita, l’altro oriundo calabrese. Gli altri ministri e funzionari si occuperanno esclusivamente di cose tecniche. Tutti i membri di governo saranno nominati dal popolo con elezioni triennali. Nella Repubblica tutti si chiameranno “fratello” o “hermano”, a seconda dell’idioma d’origine. Né l’appellativo di “camerata”, né quello di “compagno” potranno avervi corso. Qualunque cittadino si renda responsabile di violazioni della legge, di scandali o di adulterio, non sarà imprigionato, ma, secondo quanto prevede l’articolo 7 dello statuto, verrà immediatamente espulso dal territorio nazionale dopo essere stato sentito e giudicato da un collegio di magistrati.
Santa Paz non avrà neppure un esercito proprio, ma soltanto un corpo di polizia per assicurare il mantenimento dell’ordine pubblico. La difesa territoriale verrà garantita dallo stato cedente, con il quale Santa Paz effettuerà anche l’unione doganale. Essendo basata essenzialmente sul concetto di pace, la repubblica non dichiarerà mai la guerra ad alcuno, né chiederà di essere messa a parte del segreto atomico. Coloro che desiderassero di essere ammessi come cittadini, non avranno da far altro che presentare regolare domanda all’“Associazione Progressista Internazionale” che ha la sua sede a Roma. Tuttavia tali aspiranti dovranno tener conto di taluni particolari requisiti che vengono richiesti per l’ammissione: possibilmente dovranno essere giovani di età, celibi, di sana e robusta costituzione fisica, di sicura intelligenza, di aspetto prestante e animati da un vivo desiderio di cooperare all’incremento del progresso umano. Le donne dovranno essere a loro volta giovani (ma non minorenni), nubili, moralissime, sane e belle, per garantire la procreazione di figli di buona razza.
Ma potranno chiedere l’ammissione — e saranno bene accetti — tutti coloro (uomini e donne, anche coniugati e anche non belli) che intendono offrire la loro opera a vantaggio dell’umanità: la precedenza sarà perciò data agli scienziati di ogni categoria, ai ricercatori di nuovi mezzi tecnici per l’ascesa del progresso.
Gli scopritori di “armi segrete”, i ricercatori di uranio, gli attivisti della politica d’ogni colore e di qualunque specie saranno rigorosamente buttati a mare. Benvenuti saranno invece i poeti, gli scrittori, i filosofi, i pedagogisti, gli artisti di tutte le tendenze, che troveranno a loro volta assistenza morale e materiale per poter svolgere in pace l’opera loro nell’isola felice. Perché si tratta proprio di un’isola, un’isola sperduta in un remoto arcipelago dell’oceano Pacifico e ceduta in affitto per novantanove anni da una nazione dell’America latina, per tentarvi il grande esperimento della pace. L’isola ha una superficie che corrisponde press’a poco a quella della piccola isola d’Elba, un clima ottimo, una natura meravigliosa che ricorda con molta approssimazione quella di Tahiti. Ricche fonti termali assicurano ai futuri cittadini cure efficacissime contro il mal di fegato e l’uricemia, che del resto potranno essere validamente combattuti dalle condizioni di vita serena offerte dalla nascente repubblica. Ci sono inoltre, nell’isola, miniere promettenti di sostanze destinate ad usi pacifici, vegetazione splendida, cacciagione molto ricca e inesauribili possibilità di pesca. Si tratta, insomma, del Paradiso perduto.
Nessun cannone, a breve o a lunga gittata, stenderà la sua ombra minacciosa sulle coste dell’isola pacifista. Neppure gli armaioli vi potranno prosperare, a meno che non si mettano a fabbricare trappole per gli animali nocivi, e ogni cittadino sarà chiamato a rispondere della vita degli altri come della propria.
Si presume, molto logicamente, che nei primi tempi l’isola sarà tutta una fioritura di matrimoni fra i vari cittadini celibi e prestanti e le varie e bellissime nubili e dopo un annetto non si udranno in giro altro che i vagiti dei primi indigeni di Santa Paz. Il primo “indigeno” sarà portato al battesimo nella cattedrale di Santa Paz da un corteo composto di tutti i notabili e dell’intera popolazione che saluterà in lui il primo cittadino del mondo nato sotto il segno della pace. Tutto lascia credere che questo felice neonato si chiamerà Pacifico o Pace, a seconda del sesso. Nessun deposito speciale, nessuna garanzia economica, viene richiesta ai futuri cittadini della repubblica ideale. L’A.P.I. ha già provveduto per conto suo, con i mezzi raccolti fra tutti i soci di trentasei nazioni, a depositare in una banca dell’America del sud un fondo cospicuo per le spese di installazione dell’erigenda repubblica, che è ancora, naturalmente, tutta da fare e che potrà offrire lavoro a parecchie centinaia di specialisti e di artigiani d’ogni specie. Intanto, già tre grosse ditte appaltatrici si sono offerte per costruire case ed edifici pubblici. Nell’isola ci sarà anche una grande cattedrale, con preziose reliquie offerte dallo stesso don Juan e non vi mancherà nessuno dei mezzi moderni di vita e di comodità: radio, cinema, teatro, orchestre, giornali, case di moda, negozi, scuole artigiane, istituti di istruzione di ogni tipo.
