Feuilleton  ·  1947–1951  ·  Italian

A.P. si ritira


CreatorFranco Lalli
Date1947–1951
SourceDivagando
TypeFeuilleton
LanguageItalian
Il Testo / Full Text

L'impero fu creato nel 1904. Il suo fondatore era l'oscuro figlio di un oscurissimo emigrato italiano. Si chiamava Amedeo Pietro Giannini ed era nato a San Joseph, California, il 6 maggio del 1870. Il padre morì quando il ragazzo aveva sette anni e la madre passò a seconde nozze con Lorenzo Scatena, proprietario di alcuni grossi carri tirati da cavalli. Il fanciullo incominciò così a trascorrere le sue notti intento alla dura fatica dei pesanti trasporti di merci.

A diciannove anni era divenuto, col patrigno, socio della ditta e a trentuno si ritirò dall'impresa. Si era assicurato un reddito mensile di duecentocinquanta dollari, aveva qualche investimento in beni immobili e poteva “vivere in pace, modestamente” — sono le sue parole — il resto della vita.

Molti uomini, infatti, chiudono in questo modo il ciclo della propria attività: una piccola fonte alla quale attingere l'alimento per l'ozio e per i giorni senza sole.

Giannini aveva sposato la figliuola di Giuseppe Cuneo, un facoltoso residente di San Francisco. Alla morte del suocero divenne uno dei direttori della “Columbus Savings and Loans Society” e, in tal modo, rientrò un'altra volta negli affari. Ma non andava d'accordo con i colleghi, aveva disparità d'idee e di intenti; e iniziò per conto suo la “Bank of Italy” con un capitale di $150,000 che gli fu fornito da un compare e da dieci amici. Da questo momento il gigante inizia l'ascesa della magica, aspra, contesa montagna dell'oro.

Il mondo bancario era in quei giorni nelle mani di pochi “santi” che concedevano le loro grazie ed i loro privilegi a pochissimi mortali. Giannini pensò invece ai poveri: all'immensa, confusa, respinta e diffidata schiera dei poveri. Andò a cercare i suoi clienti tra gli emigrati italiani: manovali, contadini, minatori, braccianti: la gente in stracci, senza fortuna.

La notte del 18 aprile 1916 un terribile cataclisma si abbatté sulla città battezzata col mite nome del Santo di Assisi: il terremoto prima, e l'incendio dopo, rasero al suolo e distrussero San Francisco. Solo, disperato, acceso d'ira e di eroismo come un barbaro antico, Giannini passò in mezzo al mare di fumo e di fiamme con uno dei famosi carri di Lorenzo Scatena.

Raggiunse la banca, nascose sotto uno strato di lattuga e di cicoria circa due milioni in oro, ripartì per le vie semi deserte, dove vagavano gruppi di ubbriachi predoni. Pochi giorni dopo — mentre gli altri banchieri piangevano sulla sciagura — egli riorganizzava e riapriva, in una nuova sede, la sua “Bank of Italy”.

Fu in quella fatale circostanza che il suo coraggio, la sua iniziativa, le sue risorse si rivelarono in pieno e resero popolare, in tutta la California, il nome di

## Taccuino di FRANCO LALLI

A.P. (le sigle con cui egli era familiarmente conosciuto).

Nel 1930 un altro terremoto si scatenò sulla banca di Giannini e sull'intero Paese: la grande crisi che mise davanti agli occhi del Presidente Hoover l'apocalittico quadro dell'erba crescente per le strade e attorno alle fabbriche d'America. I titoli della “Transamerica” (un'altra creatura del colosso di San Francisco) precipitarono alla Borsa di New York da 67 a 2. Ma Giannini mantenne la sua calma e la sua lungimirante visione. Invece dell'erba del profetico Hoover, egli vedeva una nuova vita, una nuova operosa attività nei fertili domini della California. Continuò quindi ad organizzare, rafforzare, espandere l'infinita catena dei suoi interessi. Dopo di che — “e questa volta definitivamente”, egli disse — si ritirò dagli affari. Se ne andò in Italia. Ma siccome è impossibile abbandonare i grandi amori — e la Banca è stato l'amore più fedele, più bruciante di tutta la sua vita — dopo una breve assenza, A. P. riapparve nei circoli finanziari d'America più attivo, più forte e più deciso di prima.

Ora si è ritirato davvero per l'ultima volta. È morto a settantanove anni, nella sua casa di San Mateo, lasciando un figlio, una figlia e la più grande banca esistente al mondo: la “Transamerica” che alla fine del 1948 aveva 517 succursali e un bilancio di oltre sei miliardi di dollari.

Molte cose si possono scrivere — e sono state scritte — sul conto di Giannini; ma due sono quelle più vere. La prima è che egli è morto “quasi” povero, lasciando poco meno di trecentomila dollari. Una cifra quanto mai eloquente nella sua piccolezza per un creatore e dispensatore di ricchezze. La seconda verità è che Giannini era un banchiere nato: di spirito, di tradizione ed anche di aspetto. Era alto circa due metri, pesava duecento quindici libbre, dominava con lo sguardo e con la voce: tipico e brusco capitano delle finanze.

Molti banchieri lo combattevano perché lo temevano; e lo temevano perché A. P. era un capostipite ed un caposcuola. Insomma, un genio nel suo campo.

I Manoscritti / Original Typescripts · 1 foglio