Dopo inquiete ricerche e lunghi pellegrinaggi, abbiamo finalmente scoperto il luogo ideale, la zona paradisiaca, dove andare a trascorrere le vacanze: dentro un vocabolario.
A scanso di equivoci e di false interpretazioni, sarà bene chiarire il pensiero giacché — come tutti sanno — il vocabolario non accoglie e non ospita pellegrini né per brevi né per lunghi soggiorni. Ciò che intendiamo dire è che tra sue pagine si trova il vero concetto della vacanza, l'oasi dei beati.
Afferma il dizionario: “Vacanza: periodo di riposo dalle fatiche quotidiane e di oblio dalle preoccupazioni della vita”. È una definizione perfetta, ma difficile a realizzarsi e passare — dallo stato letterario — a quello pratico ed effettivo. Con tutto ciò noi rinnoviamo, ogni anno, i tentativi, gli sforzi e le ricerche perché siamo degli incurabili ottimisti e dei viaggiatori nati.
Ecco un'altra perfetta definizione: l'uomo è un viaggiatore nato. Viaggia sempre, continuamente, dal primo istante della sua esistenza sino all'ultimo giorno; e sempre inquieto, sempre senza pace, sempre anelando a mete lontane, a gioie fugenti, a paradisi che non trova.
È durante i mesi estivi — nella luminosa ed infuocata triade di giugno, luglio, agosto — che quest'ansia di vagare esplode nel suo petto ed il viandante si rimette in cammino per le vie della terra. Cerca il riposo, sogna l'abbandono sotto gli alberi, accanto al mare, sopra una montagna.
E per mare, per terra, per cielo sono appunto in moto, in questi giorni, quindici milioni di americani.
Tutti in vacanza. Tutti in cammino dietro una errante gioia che cammina anch'essa e dice, col canto d'una sirena: meglio viaggiare che arrivare.
