Feuilleton  ·  1947–1951  ·  Italian

L’ha detto il Cardinale


CreatorFranco Lalli
Date1947–1951
SourceDivagando
TypeFeuilleton
LanguageItalian
Il Testo / Full Text

Questa è qualcosa di più serio: una intervista di Lamberti Sorrentino col Cardinale Ruffini, Arcivescovo di Palermo, il quale è, assieme al Cardinale Schuster di Milano, tra i più probabili candidati alla suprema carica della Chiesa Cattolica.

“Prima di toccare Messina mi dicono: ‘C’è adesso un re nella Sicilia, i siciliani han finalmente ritrovato il proprio re, come Ruggero il Normanno e Guglielmo il Buono. Abita a Palermo un bellissimo palazzo, ed è vestito di rosso, un re per tutti, signori e poverelli’. E poi: ‘Più amico dei poveri che dei signori. Vada a trovarlo: è il cardinale Ruffini’”.

Nel novembre 1946 confessò in Piazza Politeama, tutta la sera, tutta la notte, lui ed il Capitolo completo: trentamila comunioni all’alba.

“Mi dissero che a Piana dei Greci, colonia albanese, il cardinale Ruffini rivestì i paramenti di rito greco e celebrò la messa secondo quel rito. Che lascia il suo palazzo all’improvviso, arriva con la propria automobile in un rione pauperimo della città, dove la miseria si sposa, a volte, al crimine; vicoli bui, cadenti, serrati. Il Cardinale domanda un tavolino, una sedia, e in mezzo al vicolo riceve, tiene udienza, dirige cause economiche, religiose familiari, politiche, tutto. È l’ultima istanza. ‘Accussì disse ù cardinale’, ripete la sera la moglie al marito che rientra tardi ed ubriaco. ‘Disse: torna presto e bevi acqua’ ed il marito torna presto e beve acqua, e la mattina prende i suoi figlioletti in braccio, davanti al suo tugurio. ‘Accussì disse ù cardinale’, dirà l’uomo politico, e difficilmente si deciderà ad andargli contro. ‘Accussì disse ù cardinale’, ripete la sera al circolo il “signore” palermitano, sorpreso, di cattivo umore.

“Ascoltiamo il consiglio del nostro compagno di viaggio sul Ferryboat e ci troviamo davanti ad uno degli uomini più avvicenti che abbiamo conosciuto; un uomo che ti prende per la pelle, con il suo calore umano comunicativo, voglio dire da uomo a uomo, indipendentemente dal vestito; ha una voce mirabile, bassa e suadente, e instancabile, e appassionata, densa di inflessioni, che vengono dritte da un cuore in definitiva semplice; non studia e non calcola, mentre parla; si lascia vivere, sa di essere, di istinto, nel solco giusto, della sua “fede che è amore”. Ripete la parola “amore” con accento caldo, come se cotesto “amore” nella “fede” fosse una fiamma che tutto brucia, o purifica.

I Manoscritti / Original Typescripts · 1 foglio