In una clinica di Roma è morta nelle settimane scorse, settantenne, la famosa Madame Sylvia, una delle grandi veggenti del nostro tempo. Nata a Vienna con un titolo di contessa e col nome di Bianca von Beck Rzikowskj, era cresciuta in Italia dove fu portata bambina e rimase buona parte della sua vita.
Una sua opera — “Il libro delle cento mani” — destò vasto interesse quando fu pubblicata, una decina di anni or sono. Subito dopo la guerra travolse e soffocò tutto: le mani famose che l’autrice riproduceva in questo libro (v’erano anche quelle di Pirandello) ed il nome della chiromante di cui nessuno seppe più nulla. Pare che ella fosse perseguitata prima dai tedeschi e poi dai russi, dopo l’occupazione di Vienna.
Amica delle più illustri personalità del secolo, Madame Sylvia destava curiosità ed ammirazione in tutti coloro che l’avvicinavano. Albert Einstein le diede una sua fotografia sotto la quale scrisse: “Alla grande veggente, l’incredulo Einstein”.
Appena morta, la figlia prediletta — la quale pure vive in Italia, in una villa nei pressi di Livorno — tentò di chiuderle gli occhi, ma non vi riuscì.
“Lo psicanalista prof. Berhardt, spiegò il fenomeno dicendo che quello era il tipico “sguardo di meditazione” di chi aveva sempre vissuto in rapporto con le forze sovrannaturali dello spirito”.
Giberto Severi rievoca in un bell’articolo la figura e l’ultima consultazione di Madame Sylvia “con un misterioso signore, grasso e faceto, che portava sottobraccio il testo e la spada di Plinio il Vecchio”.
Questo Plinio il Vecchio, comandante la flotta di Miseno, perì nella eruzione del Vesuvio che distrusse Ercolano e Pompei nel 79 D.C.
Fantasie? Fiabe? Ipotesi? Ma le ipotesi lasciano la porta aperta, le fiabe piacciono e le fantasie sono sempre interessanti. Come era interessante la figura e l’attività di Madame Sylvia, una delle poche ed ultime vestali della chiromanzia.
