Pur appartenendo alla produzione in massa — ma una produzione così confortante perché così diversa da quella che viene alla luce nei carnavi di Chicago e nelle officine di Pittsburgh — i fiori ed i fanciulli sono i prodotti più belli esistenti al mondo.
“Non v'è nulla che possa superare — diceva Dickinson — un fanciullo non sciupato, sano, puro, che si affaccia alla vita con i suoi limpidi occhi ed il suo animo buono”.
Ma i ragazzi poi crescono ed i fiori appassiscono: due sconfitte, dopo tanta vittoria di innocenza, di gioia e di colori...
Che cosa accade ai giovani del mondo? Per essere più esatti: a coloro che oggi entrano nei collegi, negli istituti, nelle scuole per educare la mente alle cose che sono belle ed il cuore ai sentimenti che sono nobili?
È andando dietro questa domanda che un professore inglese — Sir Walter Moberly — ha svolto una lunga e meticolosa indagine per raggiungere alcune conclusioni che, pubblicate in un suo libro, “The Crisis in the University”, ha allarmato il pubblico e sconvolta la critica in Inghilterra.
Tutti sostengono differenti punti di vista, ma sono tutti d'accordo sul fatto “che i moderni sistemi educativi sono sbagliati perché insegnano come avere successo nella vita e ottenere un impiego, ma non insegnano ciò che è assai più importante: come vivere”.
“Volete una bomba atomica? — scrive “The New Statesman” unendosi al coro delle critiche contro le Università — Eccovi la bomba atomica. Volete una cattedrale? Eccovi la cattedrale. Noi vi prepariamo gli architetti capaci di innalzarne una: Ma poi non ci chiedete quale uso farne (se andarvi a pregare o mettervi dentro delle bestie) perché questo non è affar nostro”.
Come prima reazione, insomma, la crisi nelle università ne ha subito causata un'altra: quella nel pubblico.
Ci sia permesso dissentire dalla causa di tanto frastuono. Le scuole possono istruire, affinare le menti, incamminare i giovani, ma non possono insegnare a vivere bene. Questa difficilissima arte è di dominio di un solo maestro. Un maestro severo, rigido, che prima te li fa correre a briglia sciolta, e poi ti ammazza, ad uno ad uno, tutti i suoi scolari. Si chiama, l'emerto ed imbattibile professore, Il Tempo.
Dalle università del Tempo gli alunni escono con una preparazione ed una competenza che sono all'apice della saggezza umana. Anche lo sciocco, il balordo, l'inaibile vi apprende qualcosa. Ma v'è un grave difetto: il corso è lentissimo, alle volte dura anche sessant'anni — e gli allievi crepano subito dopo che hanno presa la lezione.
