Le Nazioni sono colpite dalle crisi come gli organismi umani sono colpiti dalle malattie, dagli acciacchi, dai disturbi. Pochi sanno (oppure dobbiamo scrivere nessuno?) quale sia la causa, il corso e la fine d’una crisi finanziaria. I migliori economisti d’America hanno interpretato a modo loro — e l’uno in contrasto con l’altro — l’attuale stasi (o ristagno, arresto negli affari) che sta attraversando il Paese. La “recession” — com’è chiamata con un verbo, recedere, che significa abbandonare e tornare indietro — è vecchia di dieci mesi e, secondo il parere di osservatori politici e finanziari, sta’ per andarsene, è affaccendata negli ultimi preparativi della partenza, ha già dato il suo saluto in qualche settore industriale (in quello tessile, ad esempio, ed in quello dell’acciaio). Noi ci auguriamo che scappi al più presto possibile giacchè nessuno la vuole e, di conseguenza, nessuno la rimpiangerà.
Se le previsioni si avvereranno e la ripresa nel campo economico tornerà a germogliare entro l’autunno, questa sarà stata la più breve crisi nella storia di America che ne ha conosciute ben quindici, e tutte di maggiore lunghezza e gravità.
1819 — Questa fu la prima e durò 24 mesi (ossia, fino al 1821). Fu nutrita, durante i quattro anni precedenti, da una specie di torpore e di paralisi sia nella produzione che negli scambi commerciali. La disoccupazione andò aumentando insieme con i fallimenti. Crollò il valore dei terreni e delle case; e seguì il panico finanziario.
1825 — Seconda crisi e con processo inverso: prima il panico finanziario (fallimento e chiusura di molte banche) e poi la paralisi negli affari.
1837 — La crisi più lunga che si ricordi negli Stati Uniti: durò 72 mesi, vale a dire 6 anni filati. Essa apparve quasi improvvisamente, mentre fioriva una grande attività industriale e commerciale: costruzione di reti ferroviarie, traffici marittimi, speculazione nei terreni. Ma la scarsezza del denaro gettò il primo allarme creando, subito dopo, un altro panico finanziario che travolse ogni cosa.
1857 — Questa crisi (e quella successiva del 1866) durò 18 mesi. Ambedue ebbero, come movente, cause varie.
1873 — Si inizia un’altra Quaresima delle più tetre e sconsolate. Anch’essa, come quella del 1837, ha lunga vita: 66 mesi. Il crollo nei prezzi dei prodotti agricoli, poi di quelli industriali, causa la prima scossa che ha ripercussione negli altri settori. Seguì il solito panico finanziario: fallimenti e chiusure di banche. Ammalatosi nel 1873, l’infermo uscì dal letto nel 1878.
Si susseguono un’altra mezza dozzina e più di “recession” (quella del 1893 durata 48 mesi, l’altra del 1907, poi del 1913) fino al ciclone del 1929 che molti ricordano e che ebbe come inizio un celebre crollo alla Borsa di New York.
Queste sono le crisi: vanno, vengono, ritornano; e spesso con un moto ritmico come l’alta e bassa marea. Un’oppressione quando giungono, un senso di sollievo quando ripartono, uno stato di ansia quando non vi sono perchè si teme che possano tornare. Esattamente come accade con le guerre. E pensare che nessuna delle due — nè le crisi nè le guerre — correggono mai alcun errore pur facendo tanto soffrire.
