Feuilleton  ·  1947–1951  ·  Italian

I due campi


CreatorFranco Lalli
Date1947–1951
SourceDivagando
TypeFeuilleton
LanguageItalian
Il Testo / Full Text

E giacchè abbiamo parlato del mare — come diceva un professore di geografia — possiamo anche parlare dei pescatori. Ossia degli impiegati e degli operai che sono i primi ad essere colpiti e travolti dalle ondate delle crisi.

Sessantaquattro milioni di lavoratori hanno celebrato in America, la settimana scorsa, la festa del ‘Labor Day’. Di questa immensa armata civile, sessanta milioni erano occupati e quattro milioni disoccupati. Il problema che affatica le menti a Washington ha un doppio aspetto: trovare la maniera onde non fare aumentare il numero dei disoccupati e l’altra maniera onde dare lavoro ai quattro milioni che l’han perduto. Secondo i calcoli del Segretario del Lavoro, Maurice J. Tobin, un milione di individui avranno opportunità di impieghi nei prossimi mesi e prima della fine dell’anno. Il Governo, insomma; non è allarmato ed osserva la situazione con un senso di ottimismo e di fiducia.

Sin dall’inizio, infatti, Washington ha considerato la “recession” in corso come un fenomeno naturale di equilibrio e di aggiustamento, causato da tutte le guerre e manifestatosi sempre ogni volta che un Paese passa dallo stato anormale, bellico, a quello, normale, di pace.

Di questi sessantaquattro milioni di individui i quali si procurano, col lavoro, i mezzi di sussistenza, soltanto 15 fanno parte delle organizzazioni operaie: gli altri 49 non sono iscritti a nessuna Unione.

Il campo è così diviso: 7 milioni appartengono all’American Federation of Labor; 5.800.000 alla “CIO” e 2.200.000 ad organizzazioni indipendenti come la “United Mine Workers” (che ha 600.000 membri con John Lewis capo supremo) e l’“Association of Machinist”.

I Manoscritti / Original Typescripts · 1 foglio