Feuilleton  ·  1947–1951  ·  Italian

Ne' l'una ne' l'altra


CreatorFranco Lalli
Date1947–1951
SourceDivagando
TypeFeuilleton
LanguageItalian
Il Testo / Full Text

La permanente — un bruttissimo aggettivo usato dalle donne per significare il processo di ondulare i capelli, arricciarli e bruciarli — ha assunto, nel nostro vivere moderno, una doppia funzione: quella di trasformare un volto umano e quella di lasciare, dopo che l'ha trasformato, tutti insoddisfatti: la protagonista che se l'è messa in testa ed il pubblico che la osserva.

Non v'è donna, infatti, la quale sia veramente convinta dell'effetto della sua permanente perchè ella per prima ne è disorientata e ne dubita: si guarda allo specchio e non si riconosce più. Come non v'è un uomo che — vedendo quelle torri, quei capitelli, quelle piramidi, quei nodi da serpente boa — non scorga il trucco e non faccia un rapido paragone tra la primitiva bellezza dei capelli semplici e naturali e la bellezza, molto spesso sfarzosa ed insolente, creata da un parrucchiere.

La permanente, ormai, è divenuta un bisogno nella vita sociale della donna. Un bisogno come il rossetto (un altro volgare pasticcione che sporca tutto ciò che tocca) e come la lacca per le unghie. La quale lacca dopo un po' comincia a screpolarsi, a scollarsi, ad abbandonare le punte per ritirarsi verso l'interno lasciando scoperte, così, zone di bianco e nero come le macchie di un quadro futurista. Un bruttissimo quadro.

Io non ho mai compreso quale appoggio — o meglio: quale contributo — una unghia possa dare alla seduzione femminile. Essa è indispensabile, d'accordo, al disegno ed alla grazia d'una bella mano; ma perchè debba essere rossa — e di un rosso ardente, scarlatto — è per me un mistero. Comprendo la bocca poichè qui la stessa natura vi ha messo una pennellata di colore, forse come indice di freschezza e di sanità fisica; e chi ha le labbra esangui, smunte, e le avviva con un tocco di lipstick, non fa che seguire le tracce ed il consiglio di questa grande Maestra. Ma l'unghia! (E, come doppio colpo rivoluzionario, tutt'e venti: anche quelle dei piedi!).

Perchè dipingere in rosso se manca la logica di tale colore in questo particolare punto dell'anatomia umana? A meno che non si voglia suggerire, con ciò, l'immagine d'una belva la quale ha sbranata la sua vittima e poi ne ritira — dalla carne ferita — gli artigli insanguinati. Ma questa è immagine fosca ed abominevole; e certamente nessuna donna pensa di conquistare un uomo presentandoglisi davanti con i connotati di una iena.

Così con i capelli. Ora v'è la moda dei capelli turchini e questo è un altro assurdo per lo stesso motivo di cui sopra: non esistono, in natura, i capelli turchini nè vi sono razze, sulla terra, a presentarne un campione nelle loro chiome. Da dove

di FRANCO LALLI

è uscita, allora, questa tinta strampalata e fuori catalogo? Nemmeno nel mondo mitologico io so di Dee capricciose e insidiose accomodate in tal modo; e nel regno delle fiabe non conosco che una sola fata dai capelli turchini: quella a cui Pinocchio andò a chiedere ricovero dopo essere stato tradito dalla volpe e dal gatto.

Ora che una bruna voglia trasformarsi in bionda e una bionda in bruna, è ammissibile giacchè questi tipi già esistono e lo scopo del passaggio da una razza all'altra possiede anche una certa logica. La ragazza bionda deve pensare così: “Sono stanca di piacere sempre agli stessi uomini: gli uomini i quali preferiscono le bionde. Voglio andare a pescare nell'altro lago: tra gli uomini che preferiscono le brune. Andiamo un po' a vedere come son fatti: forse sarò più fortunata e potrò prendere qualche anguilla, dopo tanti serpi.”

In una settimana la metamorfosi si compie, e la gatta nera già miagola con un'altra voce.

Ma i capelli turchini! Oppure anche qui vi è qualche simbolo, qualche allegoria, qualche significato speciale?

Basta, per carità! Queste considerazioni estetiche sono del tutto fuori luogo ed io intendevo occuparmi solo di permanente.

La permanente, dunque, è oggi una industria nazionale. Una delle maggiori case d'America l'anno scorso lanciò sul mercato un prodotto a buon prezzo perchè l'ondulazione e manipolazione architettonica dei capelli entrasse a far parte degli affari privati di famiglia e fosse eseguita a casa, tra le pareti domestiche e tra la indignazione dei rispettivi coniugi.

La Casa in questione spese due milioni di dollari di pubblicità per affermare il suo prodotto e far risolvere al pubblico americano una specie di dilemma: “Which twin has the Toni”? (Toni è il nome del preparato). Ogni giorno — nei giornali, nelle riviste, nelle vie — io vedevo la fotografia di due sorelle gemelle assieme con l'invito di fermarmi a studiare ed esaminare bene le loro teste onde stabilire quale delle due avesse ottenuta la permanente con l'aiuto di un parrucchiere e quale se la fosse fatta da sè, in collaborazione con Toni.

Noi avevamo ben altri problemi su cui decidere e non si poteva stare a perdere il tempo con Toni e le bionde sorelle che ci sorridevano dai comunicati della ditta produttrice. Ora sembra che il quesito sia stato risolto definitivamente. Ed è stato risolto dalla “Federal Trade Commission”

che ha proibito questo rompicapo nazionale perchè entrambe le gemelle si erano fatta fare la permanente dallo stesso parrucchiere.

I Manoscritti / Original Typescripts · 1 foglio