Feuilleton  ·  1947–1951  ·  Italian

Le scarpe di Greta Garbo


CreatorFranco Lalli
Date1947–1951
SourceDivagando
TypeFeuilleton
LanguageItalian
Il Testo / Full Text

Ho letto nei giornali che Greta Garbo è stata in Italia ed ha comperato, a Firenze, settanta paia di scarpe, tutte fatte a mano.

La notizia mi ha reso triste perchè ho subito pensato al dramma dei piedi della eccelsa diva. Due poveri piedi irrequieti come la loro padrona e disperatamente in cerca di una scarpa che non trovano. Chissà quante ne han provate, quante volte han creduto di trovare un po' di pace e di riposo entro quelle di copale, di raso, di seta, di marocchino e di bulgaro. Entri, esci, spingi, prova ancora, cammina . . . Nulla . . . Sempre invano.

Adesso la Garbo ne ha preso settanta, tutte in una volta, e tra le più belle, le più eleganti, le più chic.

“Ecco! . . . Sfogatevi, saziatevi, camminate finalmente come in quei giorni lontani: con un po' di gioia . . .”

Ma avranno ascoltato le parole della dea del cinema e saranno felici questi poveri piedi da zingara? Lo dubito; e mi guardo i miei che non hanno mai avuto di simili capricci e — ringraziando il Cielo — non mi hanno ancora dato nessun dispiacere . . .

Sic transit . . .

Tra le pagine di “Town & Country”—una grande rivista di moda e di lusso—ho visto la Villa di Lorenzo il Magnifico, il Signore di Firenze. Vi sono tre o quattro fotografie: la villa col giardino, il lungo viale che dal cancello d’ingresso conduce alla dimora, una camera da letto e la sala da pranzo considerata una delle più belle esistenti in Europa.

Qui Lorenzo dei Medici — una delle maggiori figure d’Italia nel quadro politico e sociale del suo tempo — veniva a trascorrere le ore di riposo e di svago quando poteva fuggire dalle molte noie del comando e dal pericolo delle congiure. (In una, quella dei Pazzi, per poco non perdette la vita e vi rimase ucciso il fratello.) Egli arrivava preceduto e seguito da uno stuolo di cortigiani, maggiordomi, paggi, dame, cavalli e cani. Ed in questa sala da pranzo che vedo riprodotta con lo sfarzo antico, sedeva a banchetto in mezzo ad una schiera di pittori e scultori (tra cui anche Michelangelo) novellieri e poeti. Perché fu uomo splendido e munifico, quanto mai generoso con i letterati e patrocinatore d’un movimento artistico che donò gloria e bellezza a tutta l’Italia.

Ora gli vendono la casa. Gliela vendono a “forfeit” per 150.000 dollari tutto compreso: letti, tavoli, sedie, quadri, arazzi, specchi, statue . . . e memorie. Le altere e fastose memorie di tutta un’epoca, di tutto un mondo scomparso per sempre.

È vero che a lui non importa un fico secco giacché, ormai, dopo oltre 450 anni che dorme in una bara, anche le ossa son divenute polvere e di case non ne ha proprio bisogno. Né credo che il suo spirito abbia ancora una dimora fissa perché si divertì molto sulla terra per potersi divertire, adesso, in Paradiso; e da quel misto di paganesimo e di cristianesimo che egli fu (come, del resto, quasi tutti gli uomini del suo tempo) molti errori commise e molti peccati adunò sulla coscienza.

Ma io mi domando e dico: è mai possibile che gli si debba vendere la casa — questa stupenda dimora incoronata di luce e di fama, nell’azzurra collina di Fiesole, davanti a Firenze, sopra l’Arno che vi passa sotto rassegnato e carico di secoli — senza che nessuno se ne occupi e protesti? Insomma, con 150.000 dollari il re dei carciofi o dei peperoni sotto aceto prenderà possesso della chiave ed andrà a dormire nel suo letto?

Bell’affare! Ecco com’è andato a finire il Magnifico con tutta la Rinascenza!

Ma indubbiamente egli aveva ragione. Perché sebbene non avesse lasciato una opera letteraria veramente poderosa (la sua poesia sa spesso di dilettantismo) Lorenzo de’ Medici ebbe una superba visione della vita e, col grande ingegno che possedeva, comprese assai bene le cose di questo mondo. In una impareggiabile lirica scrive, infatti, con vero spirito profetico:

Ciascun suoni, balli e canti!
Arda di dolcezza il core!
Non fatica, non dolore!
Ciò c’ha a esser, convien sia.
Rida e goda tuttavia:
di doman non c’è certezza.

E, come unico conforto, bisogna dire che si divertirono davvero, questi elettissimi artisti, poeti ed umanisti d’un tempo remoto. Si divertirono con la borsa e sotto la guida del potente signore di Firenze di cui oggi ho trovato, tra le pagine d’una rivista, la bella casa sull’Arno in vendita per 150.000 dollari. Ossia, il costo di una modesta fabbrica di maccheroni.

I wonder . . . I wonder . . .

Vorrei sapere perché i fiumi passano sotto i ponti . . . O perché le stelle non ci cadono mai sulla testa . . . O perché Idio mise i fagioli dentro un astuccio che devi aprire se li vuoi prendere e mangiare . . . Vorrei sapere come ci si sente quando si è morti . . . E se i sogni sono veri e se noi possiamo entrare dentro un sogno . . .

Queste non sono delle mie domande o delle mie curiosità: sono i dubbi, le meraviglie, le sorprese, i pensieri che hanno i ragazzi dai sei ai dieci anni, le cose su cui riflettono, i “misteri” che non comprendono.

Una rivista dal titolo “Young American Readers” domandò tempo fa ai piccoli scolari d’America di presentare, per iscritto, i loro “wonderings”. Una specie di concorso con molti premi; e da un totale di 6.047 lettere ricevute, sono state scelte le più belle e le più tipiche.

Vi sono gli umoristi i quali vorrebbero sapere perché abbiamo un solo naso e due orecchi e le bambine sentimentali che chiedono perché una rosa nasce rossa ed un’altra nasce bianca “anche se stanno tutt’e due vicine nello stesso luogo”, in the same place. Vi sono quelli malinconici che domandano, col candore dell’affetto: “Vorrei sapere perché la mamma non vuole più bene al mio papà”; e di quelli che si trovano già coinvolti in seri problemi fisiologici: “Sin da quando avevo cinque anni I wonder about girls . . . Le ragazze dicono che noi veniamo da un altro mondo e perciò ci vogliono bene . . . Ma le ragazze non sono mai soddisfatte and I wonder about girls . . . I wonder perché non sono mai soddisfatte” . . .

Mica sciocca la domanda di questo ragazzo. Una domanda alla quale deve aver pensato, chissà quante volte, anche suo padre; ed il padre del padre senza che nessuno potesse mai risolvere il quesito. Perché le donne non sono mai soddisfatte?

La lettera che ha vinto il concorso è quella d’una bambina di dieci anni, Janet Baker, così concepita:

“Quando le persone inventarono una lingua, come fecero a inventarla se non esistevano le parole per poterci pensare sopra? E dopo che la inventarono, come fecero a farla comprendere agli altri? Se andavano in giro, spiegandola di casa in casa, la gente doveva crederli pazzi perché nessuno sapeva il significato delle parole. Perciò I wonder come fecero le persone per incominciare a parlare la prima volta”

Una seconda lettera, pure tra le vincitrici, contiene un altro enigma linguistico:

“Il maestro mi ha detto che gli animali si comprendono tra di loro. Ma se essi parlano, come mai io non li ho visti mai ridere o piangere?”

Insomma, dopo aver frugato tra una cinquantina di risposte, sono giunto alla conclusione che gli enigmi e le sorprese di questi piccoli coscritti della vita, non sono, in fondo, molto diversi dai nostri: vecchie reclute di tanti wonderings e di tante ingloriose battaglie.

I cani in vacanza

Vi è, nello Stato del Maine, una cittadina di ventimila abitanti che si chiama Auburn. Delle vecchie leggi sempre in vigore e sempre in lotta con i tempi moderni, vietano al Sindaco di nominare qualsiasi funzionario pubblico ad eccezione di uno solo: l’accalappiacani. Il capo della città ha, dunque, poteri limitatissimi; e forse per prendere in giro tali leggi o per dar sfogo al risentimento del suo ferito orgoglio, l’attuale Sindaco ha nominato — durante i due anni in cui è in carica — cinquecento accalappiacani tra i quali figurano anche dei nomi ragguardevoli e di alto rango.

Restituiamo del prestigio a questa classe mortificata e spesso vilipesa; e facciamo le cose per bene, con energia e con vigilanza, almeno tra i cani.

Ma il giuoco non è piaciuto. Non è piaciuto né al pubblico in generale né ai proprietari dei cani in particolare che dovevano mantenere le loro bestie chiuse in casa, sotto una costante minaccia di cattura; e nelle elezioni svoltesi nei giorni scorsi gli elettori di Auburn hanno sconfitto il Sindaco e la corte dei suoi accalappiacani.

I Manoscritti / Original Typescripts · 2 fogli