Emilio Cecchi suggerisce, in un articolo apparso nell’“Europeo”, una raccolta di aneddoti giolittiani: “i piccoli episodi, le battute polemiche, i motti di spirito nei quali la personalità di Giolitti — oltre che veneranda, simpaticissima — s’esprime con una felicità, una coerenza e un’immediatezza che vi fanno balzare dinanzi la persona viva.”
Cecchi cita alcuni di questi aneddoti.
Dopo espulso D’Annunzio da Fiume, fu presentato a Giolitti, come di dovere, l’inventario dei materiali e dei valori colà lasciativi dall’amministrazione dannunziana. In quella specie di rapporto, gli occhi del presidente andarono subito a cercare la voce “Cassa”. Nella cassaforte governativa di Fiume, erano stati trovati infatti, 3 lire e 50 centesimi; e tale somma figurava nella relazione.
— Non c’è male — fece Giolitti serio serio — Credevo che avessero lasciato anche di meno.
A Napoli, visitando una volta la camera dove morì Leopardi, fu invitato a firmare, e a lasciare un suo pensiero nell’apposito albo. Ed aveva firmato, aggiungendo sotto alla firma che le cose della letteratura non erano però di sua competenza, ma del ministro dell’Istruzione.
Un uomo tanto sobrio di parole, non è a stupire che odiasse od almeno avesse in uggia il telefono; a tempo e luogo strumento utilissimo, che tuttavia ha la sua parte di responsabilità nell’inflazione verbale di cui soffre la vita moderna. In momenti difficili, fu ripetutamente benchè rispettosamente fatto presente a Giolitti che gli conveniva far mettere un telefono nella sua abitazione, per restare ad ogni evenienza in contatto diretto anche nelle ore notturne. In realtà, Giolitti del telefono in casa non ne voleva sapere. “Se un governo”, obiettava, “durante una diecina di ore, mentre i ministeri sono chiusi, non riesce a funzionare automaticamente, in ogni più lontana circoscrizione, per mezzo delle prefetture, dei comandi di corpo d’armata, e dei carabinieri; tanto è che andiamo tutti a nasconderci e festa finita”. Ma tanto quelli insistevano, che alla fine il telefono fu impiantato. Se non che, subito la prima notte, di grandissima urgenza squillò una telefonata così superflua e imbecille, che la mattina appresso un operaio era già stato chiamato a far piazza pulita, e del telefono non si seppe più niente.
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