I negri di New York hanno un vantaggio sugli emigranti degli altri Paesi che formano le varie comunità della babelica metropoli. Il vantaggio che si son creato un Dio, se lo tengono caro e lo vanno a vedere quando vogliono, ad ogni bisogno. “E’ in casa?” “Sì, si è alzato proprio adesso.” “Sta bene?” “Non c’è male.” “Vorrei dirgli quattro parole.” “S’accomodi.” L’ospite entra e si trova alla presenza della divinità nera — un uomo basso, pingue, calvo — che gli va incontro con una mano alzata e gli porge la prima parola di saluto: “Pace”.
Lo chiamano “Padre Divino” e come tale è conosciuto in tutta l’America; ma nei registri dello Stato Civile di Baltimore, dove l’idolo nacque circa settant’anni fa, il suo nome appare modesto e comune: George Baker.
Confuse e vaghe sono le notizie che si conoscono sulla sua infanzia e sulla fondazione della sua dinastia. Quel che si sa è che nel 1912 George Baker “rinacque”, lasciò Baltimore, assunse il nome di “Messaggero” e partì “per il mondo” in cerca di fedeli. Nel 1915 lo troviamo in un quartiere popolare di Brooklyn, in un povero appartamento di quattro camere, in compagnia di sei o sette discepoli che ogni settimana gli consegnavano fino all’ultimo soldo tutto quel che guadagnavano col loro lavoro. Il “Messaggero” amministrava il denaro, pagava la pigione, comperava i cibi, provvedeva al necessario. Nel 1920 George Baker “rinacque” una seconda volta, si chiamò “Father Divine” ed andò a vivere nel Long Island dove prese in affitto non più un appartamento, ma una intera casa. I discepoli erano aumentati a venti. Gli anni che seguirono rimasero, come i precedenti, fasciati dall’ombra. Padre Divino offriva la domenica pranzi gratis, predicava il Vangelo ed annunziava ai popoli della terra di “possedere la verità”. Nel 1930 prima i giornalisti e poi la polizia incominciarono ad occuparsi di lui. Rapidamente la sua fama si diffuse. Da molte parti d’America accorsero uomini e donne — anche di razza bianca — a chiedere asilo e pace entro il recinto della sua casa miracolosa. Un venditore di automobili di Boston, certo Maynard Matthews, gli offrì in dono una fiammante macchina “Cadillac”, si affrettò a “rinascere” pure lui, prese il nome di “Lamb” (agnello) e divenne il primo segretario dell’Incarnato.
L’anno seguente il “Rettore Magnifico dell’Universo” — come lo chiamano spesso i seguaci — portò il suo quartiere generale ad Harlem ed aprì in una casa alla 115.ma strada il “Nostro Paradiso Numero Uno” seguito, subito dopo, da succursali che sorsero a Newark, Jersey City e Bridgeport. A migliaia i discepoli furono ammessi al nuovo culto, sempre col sistema del deposito, nel fondo cassa, dei guadagni individuali. Nel 1933 Padre Divino apparve per le vie di Harlem in una Rolls Royce. Nel 1934 si era affermato dovunque, non temeva più nessuna concorrenza ed era diventato “Dio di tutti, di qua, di là, ed anche nel mezzo.”
Tempo fa il Segretario del “Paradiso Numero Uno” dichiarò il boicottaggio contro la Stampa che osa trattare con poco rispetto questa armata in marcia di anime sitibonde. Il segretario contemplava, anzi, d’emettere addirittura una scomunica. Il che significherebbe, per tutti noi altri, un passaporto per l’Inferno. Ma siamo calmi, per carità. Pace e pazienza, fratelli!...
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