I . . . . .
Ad una ad una
son tornate le stelle:
le piccole lucciole
insonni del cielo
che cercano inquiete
il sole perduto.
2 . . . . .
Il piumino del vento
incipria di nero
la faccia alle cose
e lascia, fuggendo,
un profumo sottile
di tigli e di rose.
3 . . . . .
Il lamento assonnato
di un bimbo che piange
frantuma il silenzio.
4 . . . . .
Una donna attraversa
furtiva la strada;
si ferma esitante,
si volge, prosegue.
5 . . . . .
Nelle case ora mute
risplendono i lumi
e le chiuse finestre
son come insidiose
feline pupille
che guardin la notte.
6 . . . . .
Una vecchia fontana
spettegola al viale
deserto che ascolta
i fatti del giorno.
Il chioccolio dell’acqua,
fluido, incessante,
sembra la cascata
di granelli di sabbia
sovr’a una lamina
levigata d’argento.
7 . . . . .
Per la terra distante
camminan le Ombre
dell’umana paura
a randa del Nulla.
8 . . . . .
Io chiedo al Mistero:
Sei tu che chiudi
le palpebre stanche
e rechi l’oblio
per cantare nel cuore
della povera gente
la speranza divina
d’un domani migliore?
9 . . . . .
La mia anima piange
e non vuole dormire.
La ninna la musica
dei ricordi lontani,
le canta una voce
nascosta, segreta,
le tante memorie
di un tempo passato.
E piange. È una piccola
sensitiva nostalgica
che reca sempre viva
nel sacrario delle costole,
nella cuna dei pensieri,
la fiamma di un nome
profondo, dolcissimo:
Mamma....
10 . . . . .
Le orchestre vagabonde
su mille violini
or singhiozzano assieme,
alla città che s’acqueta,
la malinconia della notte
e il riso folle del mondo.
Nelle alcove del vizio
i capelli si sciolgono,
le bocche ora baciano.
11 . . . . .
Lontano, lontano,
nella pausa solenne
delle cose create,
l’Infinito domanda:
l’Eternità risponde.
12 . . . . .
Io penso:
Domani, con l’alba,
sulla terra operosa,
su questo corpuscolo
buffo, verdastro,
rotante furioso
in uno spazio d’azzurro,
tornerà a risplendere
sempre fulgido il Sole
qual segno sicuro
che Iddio non è ancora
stanco dell’Uomo.
